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L’ansia, o meglio, il disturbo d’ansia viene spesso assimilato da chi non lo conosce ad una turba mentale di poco conto, trattato quasi come fosse un capriccio che può sparire a comando. “Dormici sopra e vedrai che ti passa”, se soffri di ansia certamente ti sarà capitato di sentirti rispondere, se non così, in un modo molto simile. A dirla tutta non c’è niente di più sbagliato!

Mettiamo in chiaro un punto: il disturbo d’ansia è una patologia a tutti gli effetti e in quanto tale si presenta con manifestazioni, fisiche e mentali, che non sono capricci ma sintomi. In questo articolo scoprirai quali sono le spie dell’ansia, anche quelle non sempre facili da individuare e riconoscere.

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Cos’è il disturbo d’ansia

L’ansia, per definizione, è una componente innata, imprescindibile e, nella normalità, “sana” dell’organismo umano: è descrivibile come un insieme di reazioni involontarie e automatiche che il corpo e la mente mettono in atto in preparazione per reagire in situazioni di pericolo.

Fin qui tutto normale quindi, ma allora perché per tante persone l’ansia è un problema? L’ansia, in effetti, comincia ad essere un problema  e diventare una sindrome patologica quando questo meccanismo reattivo si mette in moto anche senza che vi sia un’effettiva presenza fisica di una minaccia o un pericolo, oppure quando in presenza di una seppur piccola alterazione dell’abitudinarietà quotidiana si scatenano reazioni di intensità sproporzionata rispetto all’entità del problema stesso. In un situazione di questo tipo non parliamo più di ansia, o stati ansiosi, nel senso di semplice sensazione o reazione psichica ed emotiva, ma di disturbo d’ansia.

Detto questo può essere lecito per qualcuno confondere l’ansia con la paura: un errore giustificabile se si considera che, in un certo qual modo, i principi di funzionamento delle due componenti sono i medesimi.

La differenza che intercorre tra le due è che la paura si scatena appunto quando ci si trova in presenza di una minaccia concreta, non per forza materiale, ma concreta: si può avere paura di una malattia, ad esempio, perché si corre il reale rischio di esserne colpiti o si sa già di soffrirne e si teme di non poterla gestire.

Per contro il disturbo ansioso non si lega a un unico fattore specifico, anche se per alcune tipologia di ansia può esserci un evento scatenante (pensiamo, ad esempio, all’ansia da stress post traumatico). In ogni caso, la sensazione di pericolo e timore si diffonde andando a intaccare ogni ambito della vita e rendendo le preoccupazioni eccessive rispetto alle difficoltà che davvero si hanno di fronte.

Nel disturbo d’ansia generalizzato, ad esempio, l’ansia non trova giustificazione naturale nemmeno agli occhi di chi ne soffre: si ha una perenne e fortissima sensazione inconscia di preoccupazione e agitazione durante il giorno, ma non si riesce a identificare un pensiero che la giustifichi. Ci si sente preoccupati, senza capire di cosa.

L’ansia anticipatoria, al contrario, fa sì che i pensieri che generano preoccupazione siano estremamente facili da identificare, perché… Sono praticamente tutti! Non si riesce a fare a meno di pensare a scenari sconfortanti per il futuro e ci si immagina che ogni cosa debba accadere andrà male.

Le diverse tipologie di disturbo d’ansia si manifestano quindi con pensieri differenti, ma hanno una base sintomatologica comune.

Differenze tra ansia e paura: come si manifestano

paure e fobieLe reazioni più evidenti che prendono il via dalla paura sono:
• in presenza di un attacco (l’esempio più banale può essere un cane imbizzarrito) difendersi e contrattaccare.
• Se la portata della minaccia è evidentemente al di sopra delle proprie possibilità, fuggire.
• Se la minaccia sovrasta completamente la persona allora la paura diventa incontrollabile, il corpo si paralizza e cessa inconsapevolmente tutte le sue funzionalità.

Quando il nostro corpo si accorge di doversi in qualche modo mettere in salvo, scegliendo tra una di queste tre modalità in modo immediato, si mettono in atto determinati meccanismi organici inconsci e incontrollabili. Tali meccanismi sono:
• l’alterazione del normale flusso sanguigno: il sangue viene sottratto alle parti del corpo che non hanno un ruolo rilevante per la messa in sicurezza della persona. In particolar modo sarà richiesto un maggior afflusso di sangue nella muscolatura. La grande necessità di sangue viene assecondata dal cuore che, dovendone pompare di più e più velocemente, aumenterà la propria frequenza. Ecco che compare la tachicardia.
• I muscoli contratti in preparazione alla fuga si mantengono in questa condizione perché di fatto la fuga non si materializza. Non rilasciando la tensione i muscoli non si ossigenano correttamente, dando origine a dolore e spossatezza.
• La contrazione dei muscoli coinvolge l’intero corpo, anche il torace. Questo viene percepito dalla persona come una forte oppressione al petto, che sommata alla tachicardia fa insorgere il timore di avere un attacco cardiaco.
• Le pupille si dilatano per renderci più reattivi.

Quando si mette in atto il meccanismo di attacco o fuga tutto quello che in quel preciso istante circonda la persona viene percepito da essa come una minaccia e questo può essere dovuto al fatto che in questa condizione la parte razionale della nostra mente viene momentaneamente esclusa.

Sintomatologia dell’ansia

Il disturbo d’ansia, manifestandosi, getta le basi per una condizione psico-fisica piuttosto complessa. Non è solo la sfera psico-emotiva a subire le pesanti conseguenze del disturbo, ma anche il fisico della persona affetta dal disturbo ne risentirà pesantemente.

Soprattutto su questo tema è doveroso fare delle considerazioni: i problemi fisici indotti dal disturbo d’ansia – la somatizzazione – possono essere di vario genere. L’ansia può insinuarsi nel corpo in modi molto differenti l’uno dall’altro, colpendo con metodologie diverse varie aree dell’intero organismo come l’apparato gastrointestinale, la testa, la schiena, le gambe e la muscolatura in generale, singolarmente ma anche contemporaneamente.

Si tratta nella maggior parte dei casi di disturbi parecchio debilitanti e il loro effetto può potenzialmente influenzare la quotidianità di chi ne soffre. Inoltre questo processo va visto come un’arma a doppio effetto: se infatti ci ritroviamo con il disturbo ansioso che genera dolore, contemporaneamente questo dolore innesca un meccanismo reattivo che rischia di far precipitare in uno stato di assoluta negatività.

Ci si inizia a preoccupare per la propria condizione di salute e ci si sente sempre meno in controllo del proprio corpo; queste emozioni negative non possono che rafforzare l’ansia stessa.

Distinguere una semplice preoccupazione dai sintomi del disturbo d’ansia generalizzato

Come capita per la paura, intesa come pura emozione, anche le preoccupazioni spesso vengono confuse e assimilate all’ansia. Per quanto le similitudini tra i due soggetti siano molte c’è una sostanziale differenza che ne rende facile la distinzione e, di conseguenza, il riconoscimento: se le preoccupazioni affondano i loro tentacoli limitatamente nella mente della persona, l’ansia va oltre e si insinua talmente in profondità da intaccare il fisico.

L’insorgenza della preoccupazione è un meccanismo molto razionale: quando sopraggiunge lo fa in riferimento ad un particolare evento o soggetto. L’ansia al contrario no, la sua causa può essere molto più vaga e generalizzata.

Inoltre, quando una persona palesa la sua preoccupazione per qualcosa, solitamente resta comunque lucida e cerca di trovare una soluzione al problema. Nel caso di disturbo d’ansia invece la reazione è completamente opposta. Ci si troverebbe inspiegabilmente risucchiati in una spirale di pessimismo e negatività a porsi quesiti per i quali non si troverà mai una risposta soddisfacente.

Quando per qualche motivo una persona entra in un turbine di preoccupazioni continue, senza che vi siano motivazioni plausibili per essere sempre all’erta, quando perde la reale visione delle cose e all’improvviso tutto sembra essere fonte di problemi, può significare che sta per sopraggiungere qualcosa di più serio di un semplice momento “no”.

preoccupazioniSolitamente questi sono i segnali da cui si riconosce il Disturbo d’ansia Generalizzato, chiamato così proprio perché le preoccupazioni, i timori e i pensieri negativi sono rivolti a tutto ciò che gravita nel mondo attorno la persona e non ad un soggetto particolare. Questa è una condizione particolare e delicata e non vi si può mettere un freno come si farebbe con una semplice preoccupazione momentanea.

L’ansia in questi casi si manifesta con un continuo rimuginio, con l’espressione ricorrente di preoccupazioni, con la loro descrizione senza che mai faccia seguito una proposta di soluzione al problema o di miglioramento: nelle parole della persona ansiosa, il futuro è sempre nero e senza speranza, ineluttabile e privo di possibili soluzioni.

I sintomi del Disturbo d’Ansia Generalizzato

La giornata tipo di chi soffre di disturbo d’ansia generalizzato può essere vissuta come un lungo tormento. Ore e ore passate a focalizzarsi su preoccupazioni di qualunque tipo e incentrate su qualunque aspetto della propria vita. I fattori che più incidono su queste situazioni sono il lavoro, la situazione economica, i rapporti con i famigliari, il matrimonio o traumi e malattie. Il continuo rimuginare su questi aspetti dell’esistenza però non può in alcun modo portare in maniera evidente ed efficace a una soluzione e già il solo continuo ritornarci sopra avrà come risultato inevitabile la loro amplificazione. Il disturbo d’ansia generalizzato è fonte di alcuni sintomi fisici ben riconoscibili.

I sintomi più comuni del disturbo d’ansia generalizzato sono i seguenti:
• affaticamento e malessere generale;
• irritabilità;
• difficoltà nel mantenere la concentrazione;
• disturbi della memoria;
• disturbi del sonno;
• tensioni muscolari prolungate o spasmi improvvisi;
• dolori muscolari diffusi;
• sensazione di spossatezza focalizzata alle gambe.

Il disturbo d’ansia generalizzato si accompagna anche a sintomi comportamentali specifici che possono sfociare in una sindrome depressiva, ma che, se riconosciuti tempestivamente, possono contribuire a facilitare la diagnosi. Generalmente sono:

1. la continua necessità di ricevere rassicurazioni da parte delle persone che vivono vicino alla persona. Questo comportamento non offre certamente un aiuto per arginare i pensieri nocivi.

2. Cercare disperatamente il modo di mettere un freno alle preoccupazioni. È un comportamento altamente controproducente se si pensa che, così facendo la persona concentrerebbe i propri pensieri soltanto sulle preoccupazioni stesse.

3. Essere alla costante ricerca della perfezione in ogni compito che si svolge. L’insicurezza e la paura del fallimento spalancano la strada alla preoccupazione di non riuscire a raggiungere l’obiettivo prefissato. Il che potrebbe essere un’arma a doppio taglio nell’ambiente lavorativo.

4. Cercare di nascondersi dall’origine delle preoccupazioni. Anche questo atteggiamento ha i suoi riscontri negativi. Sfuggire dalla fonte delle proprie preoccupazioni ne farebbe insorgere altre per le conseguenze che la propria assenza potrebbe aver causato.

5. Cercare a tutti i costi di rimandare l’evento che scatena la preoccupazione, per esempio perché non ci si sente all’altezza del compito.

Quando i sintomi dell’ansia si fanno più violenti e intensi: l’attacco di panico

L’attacco di panico è un evento tanto improvviso quanto violento, che sopraggiunge nei momenti in cui l’ansia tocca il suo picco massimo. L’attacco di panico, specialmente per chi non l’ha mai sperimentato prima, viene vissuto come un’esperienza terribile, durante la quale si teme di morire o di impazzire.

Non è raro, infatti, che la persona non si renda conto di soffrire d’ansia proprio fino a quando non compaiono queste violente manifestazioni fisiche, poiché il disturbo ansioso può presentarsi in forma lieve per poi accrescere gradualmente, senza che la persona che ne è affetta comprenda che le sue sensazioni e i suoi pensieri non costituiscono la “normalità”, ovvero che non sono coerenti e proporzionate con le reali difficoltà da affrontare.

Un attacco di panico, per quanto improvviso, non arriva mai come un fulmine a ciel sereno: abbiamo detto che si manifesta quando l’ansia e le preoccupazioni sono al loro picco massimo, quindi è chiaro che se già ci si trova in uno stato per cui la tensione è alle stelle, se la mente fosse abbastanza lucida si potrebbe prevedere il suo arrivo. Va detto però che in queste situazioni difficilmente si riesce a mantenere un livello di lucidità tale da consentire dei processi mentali articolati.

Un attacco di panico può manifestarsi con diverse modalità e coinvolgere più parti del corpo.
In alcune persone può cominciare con una sensazione anomala di formicolio alle mani, ai piedi e alla bocca, per poi coinvolgere il resto del corpo e manifestarsi attraverso ulteriori sintomi, come:
• i sopracitati formicolii
tremori
• sudorazione eccessiva
• vampate di calore
• palpitazioni e tachicardia
• affanno e difficoltà a respirare
vista offuscata
• debolezza negli arti e dolori
• oppressione toracica

Tutte queste reazioni possono esplodere tutte insieme o presentarsi in crescendo, solitamente però restano presenti per un intervallo di tempo oggettivamente limitato – tra i 10 e i 20 minuti in media – tempo che per chi sta soffrendo può però essere percepito come un’eternità. Mentre la loro comparsa può essere in un crescendo rapido, la loro risoluzione è solitamente più lenta e graduale.

I sintomi mentali dell’ansia

I sintomi che il disturbo d’ansia provoca alla psicologia della persona sono, anche in questo caso, molteplici. Possono comparire isolati oppure manifestarsi allo stesso tempo. Possono essere delle vere e proprie paure e fobie, così come un disturbo ossessivo compulsivo oppure degli stati mentali che, se di intensità elevata possono destabilizzare fortemente la persona che li prova. In particolare questi sintomi mentali sono:

• Sentimento di apprensione, sensazione di dover affrontare una minaccia
• Difficoltà di concentrazione
• Tensione
• Tendenza ad anticipare eventi negativi
• Irritabilità
• Agitazione
• Tendenza a cercare segni di pericolo
• Sensazione di testa vuota.

Queste sono le manifestazioni ansiose più generiche, che però si possono presentare con diverse sfumature e declinazioni in base a quale tipo di disturbo d’ansia si sta affrontando.

​ I sintomi del disturbo ossessivo compulsivo

​Il disturbo ossessivo compulsivo è un particolare stato in cui la persona che ne soffre è pervasa da continui e ripetitivi pensieri, immagini e impulsi che causano ansia e disagio, come una repulsione tali da far sentire la persona obbligata a mettere in atto comportamenti e azioni ripetitive per tranquillizzarsi. Azioni che possono essere dei gesti veri e propri ma anche processi mentali che la persona non riesce a controllare e ai quali risulta impossibile opporsi.

​Come suggerisce il nome sono due le componenti attraverso le quali il disturbo ansioso si manifesta. La prima è l’ossessione: un pensiero costante e opprimente, un chiodo fisso al quale la persona non è in grado di sfuggire e non riesce a ignorare. Uno degli esempi più ricorrenti, forse anche quello più abusato per la descrizione del problema, la convinzione (ossessione) della persona di avere le mani costantemente sporche o contaminate dai germi. Va sottolineata la parola convinzione, perché di fatto il problema non sussiste.

A fare da contraltare alle ossessioni troviamo le compulsioni, ovvero il gesto che viene eseguito per placare, o almeno questo è l’intento, l’idea ossessiva. Riprendendo l’esempio di prima, la compulsione in risposta all’ossessione delle mani sporche sarà il gesto di lavarle continuamente e ripetutamente durante la giornata.

Più in generale, il disturbo ossessivo compulsivo si manifesta attraverso la necessità di compiere gesti ripetuti, sempre nello stesso modo e nello stesso ordine. Si tratta di gesti che la persona non può fare a meno di compiere, pena l’accrescimento dello stato ansioso.

I sintomi dell’ansia anticipatoria

ansiaAl contrario del disturbo d’ansia generalizzato, l’ansia anticipatoria si manifesta attraverso uno stato ansioso fortemente legato a timori che la persona che ne soffre riesce chiaramente a identificare. La persona che soffre di questa forma d’ansia manifesta eccessiva preoccupazione e timore per tutto ciò che la circonda, manifestando in modo ossessivo la propria preoccupazione per quello che potrebbe accadere.

Dipinge scenari catastrofici anche in previsione dei più semplici eventi quotidiani da affrontare e può mettere in atto un meccanismo di evitamento, sottraendosi alle situazioni alle quali deve fare fronte. Tra i sintomi dunque vi è la tendenza a chiudersi in se stessi, evitare tutto ciò che può costituire una novità, fino a evitare, nei casi più gravi, ogni forma di comunicazione con l’esterno, rinchiudendosi tra le mura della propria casa.

I sintomi dell’ansia reattiva

L’ansia reattiva è una particolare forma di ansia che si sviluppa in seguito a uno o più eventi traumatici. Può dipendere da prolungate esperienze negative, come bullismo in tenera età o mobbing sul posto di lavoro, oppure può scatenarsi dopo un evento drammatico nel quale la propria incolumità è stata lesa o messa in grave pericolo.

In questi casi i sintomi possono manifestarsi anche a diversi mesi di distanza dall’evento scatenante, in seguito alla mancata elaborazione del trauma. L’ansia derivante da eventi particolarmente drammatici si può sviluppare in seguito al disturbo post traumatico da stress, il quale è caratterizzato da sensazioni fisiche e mentali specifiche:

• la persona continua a rivivere l’evento traumatico attraverso flashback, incubi o pensieri ossessivi
• mette in atto comportamenti di evitamento verso tutto ciò che può riguardare o anche solo ricordare l’evento traumatico
• sviluppa pensieri negativi nei confronti di se stessa o del mondo
• mostra un senso di vergogna o di colpa
• smette di trarre piacere dalle attività che precedentemente erano gradite
• sviluppa sbalzi d’umore, nervosismo, rabbia, insonnia.

​I sintomi della fobia sociale

La fobia sociale è un’altra forma con cui si manifesta il disturbo d’ansia e si concretizza in una profonda paura e disagio al solo pensiero di dover affrontare un evento sociale, come ad esempio può essere un discorso pubblico o, per uno studente universitario, la discussione della tesi di laurea.

Indipendentemente dal numero di persone che dovranno assistere, che siano molte o poche, la paura si presenterà comunque. Anche la semplice necessità di rivolgersi all’impiegato di un ufficio pubblico, un collega o un superiore al lavoro, sono possibili cause di stress e conseguentemente della fobia.

È una paura che si manifesta inizialmente in giovane età tramite un eccessivo e apparentemente ingiustificato timore di essere giudicati dagli altri, di essere derisi per qualsiasi motivo, ad esempio una forte timidezza che porta a tenere comportamenti che appaiono strani. Ci si sente fortemente a disagio e si teme che la cosa possa possa essere evidente agli occhi degli altri e questo meccanismo, come spesso capita per questo tipo di disturbi, non fa altro che incrementare l’intensità della sensazione di disagio stessa che porta la persona che soffre di queste ansie a non sentirsi più libera.

Da qui deriva l’atteggiamento di evitamento che caratterizza la fobia sociale: la persona tenderà a evitare tutte le situazioni pubbliche nelle quali l’ansia si potrebbe manifestare attraverso pallore o rossore del viso, sudorazione improvvisa o eccessiva, balbettio, tremori.

Altri sintomi del disturbo ansioso: l’eccessiva paura di stare soli

Il disturbo d’ansia può assumere anche una particolare connotazione nota come isolafobia, anche detta monofobia o autofobia, ovvero la paura di restare soli. È un sentimento forte che può alimentare nella persona un’insicurezza già latente e si comporta spesso come stimolo per l’insorgenza di ansia e depressione.

Solitamente chi prova questa paura manifesta il costante bisogno di avere qualcuno accanto. La solitudine, anche momentanea, viene percepita come una situazione pericolosa e difficile da superare. Può in alternativa palesarsi in modi piuttosto diversi e contrapposti: ad esempio può spaventare l’idea di trovarsi in luoghi affollati o stretti o posti nei quali non si riesce a identificare una comoda via d’uscita.

Il disturbo si manifesta dunque con la continua ricerca di compagnia, sia in casa sia fuori casa. In solitudine, la persona può essere colta da attacchi di panico. Solitamente quando la persona si trova sola tende a ricercare continua compagnia anche attraverso telefonate o messaggi, con il timore costante che l’altra persona interrompa la comunicazione.

Di fronte a situazioni che prospettano di trascorrere del tempo in solitudine la persona cercherà ossessivamente compagnia e, in alternativa, metterà in atto comportamenti di evitamento.

L’autofobia è solitamente provocata da eventi vissuti in prima persona, ad esempio durante l’infanzia per qualche ragione, anche priva di reali fondamenta, un bambino può sentirsi abbandonato, più avanti con l’età invece qualcuno può avere la percezione di non essere amato. Sono esempi di ipotetiche situazioni che, una volta vissute, rimangono nascoste e scavano nell’interno fino a radicarsi sotto forma di fobie.

Sintomi fisici dell’ansia

In apertura abbiamo sottolineato come mente e corpo siano in grado di influenzarsi l’un l’altro e partendo da questo semplice presupposto è facile immaginare che se la mente di una persona ha un problema, esiste la concreta possibilità che anche il corpo ne risenta, manifestando a sua volta ulteriori differenti problemi.

Non è raro trovarsi di fronte ad una persona che è in qualche modo costretta a numerose assenza da scuola o dal posto di lavoro, o ancora un calo di motivazione e produttività, difficoltà nell’apprendimento e nel mantenimento della concentrazione. O ancora, la nascita di problemi nei legami personali e affettivi, nel peggiore dei casi con i genitori, i figli o il coniuge. I casi più estremi sono quelli che vedono la disperazione e il dolore raggiungere picchi così alti da indurre a pensieri suicidi.

A volte, però, diagnosticare l’ansia non è così semplice perché i sintomi sono soltanto fisici e per curarli occorre prima capirne il significato e l’origine.
Il paziente può accusare magari un forte mal di testa, un gran mal di stomaco o frequenti nausee, affanno o ancora dolori muscolari diffusi per tutto il corpo. Una condizione di questo tipo viene definita somatizzazione dell’ansia e tali reazioni fisiche o sintomi non devono nel modo più assoluto essere sottovalutate. Se fossero effettivamente sintomi di un disturbo d’ansia potrebbero scatenare una reazione a spirale come quella descritta più sopra e compromettere la serenità della vita del paziente.

La connessione tra cervello e resto del corpo permette che in in caso di stati d’ansia insorgano di disfunzioni, dolori e disturbi privi di una causa organica che sono invece dettati da una condizione di squilibrio psichico.

Qualche esempio? Lo studente che deve affrontare un compito in classe e viene colto da un attacco di vomito, una ragazza che vede finire una relazione di coppia che comincia a manifestare forti mal di testa o tachicardie. In questi casi né il vomito dello studente né le palpitazioni della ragazza sono dovute a un virus intestinale o un problema di cuore, molto più probabilmente sono reazioni indotte dalla mente, dall’ansia come paura di non riuscire a superare il test o la disperazione per non sapere come affrontare la vita da sola e non più in coppia.

A complicare la situazione entra in gioco il fatto che talvolta le somatizzazioni non si legano ad altre manifestazioni ansiose evidenti. La persona che ne soffre non si rende conto di essere in uno stato ansioso eccessivo e pensa che i disturbi di cui soffre abbiano origine puramente organica.

Se altre manifestazioni ansiose della quotidianità non vengono palesate al medico, egli troverà difficile stabilire l’origine del male. A fronte di esami specialistici non risulterà alcuna causa organica del dolore e soltanto dopo ripetute analisi potrà essere presa in considerazione l’opzione psicosomatica.

L’analisi dei casi di disturbi somatoformi da ansia negli anni ha portato la comunità medico scientifica a stabilire alcune condizioni imprescindibili che devono verificarsi al fine della diagnosi del Disturbo da somatizzazione dell’ansia. I punti che devono essere riconosciuti nel paziente sono tre e sono:

• la comparsa dei primi sintomi entro il compimento del trentesimo anno d’età;
• una permanenza del dolori o del disturbo per periodi prolungati, di mesi o addirittura anni;
• la condizione più evidente delle tre: non devono esserci tracce di cause organiche a giustificare anche in parte la presenza del dolore.

Quando il disturbo d’ansia viene somatizzato nel corpo, i sintomi che nascono possono essere talmente invasivi e debilitanti da provocare oltre che un effettivo dolore fisico anche dei problemi di carattere comportamentale e quindi sociale, che possono compromettere la serenità della vita della persona.

I sintomi del disturbo somatoforme da ansia che si rilevano più frequentemente coinvolgono indifferentemente aree del corpo anche sconnesse tra di loro. Possono insorgere isolatamente o anche colpire simultaneamente.
Le aree del corpo umano che risentono maggiormente degli effetti del disturbo d’ansia sono:
• l’apparato gastro intestinale
• la testa
• la gola
• la muscolatura
• gli occhi.

Quando l’ansia colpisce lo stomaco

Cervello e stomaco comunicano tramite uno scambio costante di impulsi, pertanto lo stomaco è un organo particolarmente sensibile alle manifestazioni dell’ansia e una delle principali parti del corpo coinvolte.

mal di stomaco da ansiaL’apparato gastrointestinale umano reagisce all’ansia con le seguenti modalità:
• la motilità del tubo digerente viene alterata. Ne possono derivare stitichezza, diarrea o digestione lenta.

• la mucosa gastrica si sensibilizza oltre la normalità, provocando disturbi dell’appetito e mal di stomaco.

• la permeabilità delle pareti intestinali aumenta provocando la riduzione della capacità di assorbimento delle sostanze nutritive e aumentando il rischio di contatto con tossine e sostanze irritanti per l’intestino stesso.

• le capacità di rigenerazione delle pareti intestinali vengono compromesse e si può presentare una riduzione del flusso del sangue nelle pareti del tubo digerente.

• La flora batterica intestinale perde il suo naturale equilibrio andando a destabilizzare la corretta funzionalità dell’intestino.

• Eccessiva produzione dei succhi gastrici che genera acidità, reflusso gastroesofageo e infiammazioni dell’esofago fino alla possibilità di sviluppare gastrite nervosa.

• Sopraggiungono nausee più o meno frequenti con correlati attacchi di vomito causati da stress.

Quando l’ansia coinvolge la gola

Spesso si sente dire da chi soffre di disturbo d’ansia di sentirsi un nodo alla gola. È proprio questo il modo con cui l’ansia si manifesta nella gola della persona colpita. Appare la sensazione di avere un corpo estraneo bloccato in gola, un fastidio che rende difficile deglutire e respirare.

In effetti può essere più che una semplice sensazione: l’ansia può provocare tensioni muscolari ma anche il restringimento della trachea. Questa spiacevole sensazione e la paura di stare per davvero soffocando però può facilmente provocare un aumento del livello di ansia.

Quando l’ansia colpisce la testa

mal di testa da ansiaÈ forse questo uno dei sintomi fisici dell’ansia che viene rilevato più frequentemente. Spesso le persone che accusano frequenti quanto forti mal di testa si sott

Il mal di testa da ansia si presenta come una cefalea tensiva oppure come emicrania pulsante, nel primo caso la sensazione che si prova può far pensare a una morsa alle tempie, nel secondo caso invece il dolore diffuso è accompagnato da una pulsazione, come se si fosse in grado di percepire il battito del cuore nella testa. Questo dolore può facilmente espandersi coinvolgendo altre aree del capo, ad esempio le orecchie, gli occhi o il collo.

Quando l’ansia si manifesta tramite disturbi agli occhi

Quando l’ansia colpisce la testa, da qui può espandere la propria azione negativa anche sugli occhi. Solitamente questo avviene con dolori alle palpebre, come se gli occhi fossero fortemente affaticati oppure con temporanei cali della vista. Inoltre possono insorgere altri problemi legati alla vista quali:
• aumento della sensibilità alla luce;
• visione sfocata ad intervalli;
• comparsa improvvisa di lampi di luce;
• riduzione della vista periferica: o visione a tunnel, limita la larghezza del campo visivo;
• visione effetto neve: comparsa, costante o meno, di una serie di puntini bianchi simili alla neve.

Tutti questi sintomi sono solitamente dall’effetto temporaneo, ma possono essere seriamente invalidanti: difficile, ad esempio, guidare in queste condizioni. Sono sintomi che accrescono ulteriormente l’ansia poiché si sente di perdere il controllo sul proprio corpo e di diventarne vittima.

Quando l’ansia colpisce i muscoli

Il disturbo d’ansia può dare origine ad un generale irrigidimento della muscolatura, che può trasformarsi in un primo momento in una sensazione di grande affaticamento e, quando la situazione persiste, questa spossatezza può diventare vero e proprio dolore. Ansia e stress inoltre possono indurre la persona a mantenere inconsapevolmente delle posture scorrette, come ad esempio mettersi alla scrivania in una posizione ricurva. È evidente che posizioni come questa, se mantenute a lungo, possono peggiorare la situazione di contrazione muscolare e amplificarne i dolori derivanti.

Sintomi fisici e mentali dell’ansia: quali rimedi?

Per una cura efficace del disturbo d’ansia bisogna tenere conto di un punto fondamentale: tutto ciò di cui hai letto in precedenza riguarda i sintomi del disturbo e, per uscirne con successo, da sintomi vanno trattati. Con questo cosa si vuol dire? Significa che per ritrovare la serenità non si dovrà cercare di curare il mal di stomaco o il mal di testa che dir si voglia, ma il male dovrà essere curato alla fonte.

Solo un medico specialista potrà individuare quale può essere la terapia più indicata. In primo luogo un percorso di psicoterapia è un passo dal quale non si può prescindere: cercare di andare a scoprire quali sono le fonti di determinati comportamenti per eliminarle così come è utile per cercare di capire quali possono essere eventuali traumi subiti nel passato a condizionare il presente per superarli una volta per tutte.

A questo proposito esistono diversi percorsi di terapia psicologica affrontabili a seconda delle casistiche, l’esperienza del mondo medico ha identificato come molto efficaci la psicoterapia cognitivo comportamentale o anche la psicodinamica. Questi sono solo due esempi ma esistono altri tipi di trattamento, scegliere di ricorrere a una specifica terapia piuttosto che un’altra sarà una scelta dello specialista in base a come valuterà nel complesso le caratteristiche del disturbo.

La psicoterapia potrà essere affiancata da una cura farmacologica.

Questo non significa che non esistano rimedi per placare i sintomi: al contrario, si possono mettere in atto molti accorgimenti per far sì che le manifestazioni dell’ansia siano meno frequenti, meno intense e meno invalidanti.

Tra questi rimedi rientrano anche pratiche a tutti gli effetti riconosciute dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, come l’agopuntura. Essa può risultare molto efficace per curarsi e contrastare alcuni sintomi specifici dell’ansia, in particolare i dolori muscolari e le cefalee.

Questo perché l’agopuntura, agendo su determinati punti del corpo umano, stimola il sistema nervoso a produrre sostanze analgesiche, grazie alle quali si diffonderà nel corpo un immediato stato di benessere. L’agopuntura favorisce inoltre il rilassamento muscolare, andando a mitigare il dolore causato dalle continue contratture.

yogaUn maggiore senso di rilassatezza sarà inoltre benefico perché agire positivamente sull’umore della persona, instaurando un circolo positivo nel quale l’ansia potrà perdere potere sulla mente della persona. Proprio sul rapporto tra ansia e mente si fondano molte altre discipline consigliate per contrastare le manifestazioni fisiche e mentali dell’ansia, come lo yoga o il training autogeno, volto a migliorare la concentrazione e a favorire il rilassamento muscolare.

Anche la meditazione si è dimostrata un valido rimedio contro l’ansia, in particolare contro i suoi sintomi mentali come i pensieri ossessivi e ricorrenti. Alla base della meditazione, infatti, vi è la ricerca della consapevolezza di se stessi e del mondo, attraverso uno stato di profonda concentrazione. Lo sviluppo delle capacità di concentrazione è uno strumento importante per chi soffre di disturbi d’ansia come l’ansia anticipatoria o il disturbo ossessivo compulsivo, poiché permette di acquisire maggiore controllo sulla propria mente e curarla.

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