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Una profonda delusione, un accadimento negativo e inaspettato, un periodo di forte stress prolungato sul lavoro: chi non si è mai trovato a provare un senso di ansia e di fronte a questi avvenimenti? Quando queste sensazioni non si limitano ad essere temporanee, quella che può essere considerata una reazione del tutto naturale diventa un disturbo. Se lo stato di agitazione perdura e interferisce con la tua vita quotidiana, probabilmente stai avendo a che fare con l’ansia reattiva.

Cos’è l’ansia reattiva

L’ansia reattiva è una forma d’ansia che si manifesta in seguito a un evento traumatico o a un forte stress. Se in un primo momento si tratta di una reazione naturale, quando questo stato di agitazione non si risolve in modo spontaneo può diventare debilitante. Questa particolare forma di ansia si sviluppa sempre in correlazione a un evento specifico, per poi diventare pervasiva e influire negativamente sulla vita quotidiana. La gravità dell’evento può essere soggettiva: da un’aggressione personale al rischio di morte, alla perdita di una persona cara, fino a problemi sul luogo di lavoro o grandi cambiamenti di vita. In ogni caso, l’ansia reattiva è una reazione a un evento che l’individuo non riesce a controllare ed elaborare.

I sintomi della crisi d’ansia reattiva

Ansia reattivaRiconoscere i sintomi della crisi d’ansia reattiva è importante per poter identificare la tipologia di disturbo ansioso in corso e intervenire in modo efficace per risolverlo. Per elaborare l’evento traumatico che ha causato l’ansia, infatti, non basta lasciare che il tempo faccia il suo corso ma è necessario curare questa manifestazione che, se prolungata, diventa a tutti gli effetti un disturbo.

Diversi studi hanno posto l’accento, nel corso degli anni, sulla difficoltà di sviluppare una scala di riferimento oggettiva per la valutazione dei sintomi dell’ansia. Anche nel caso dell’ansia reattiva, i sintomi possono essere diversi da persona a persona per intensità e durata e possono manifestarsi solo parzialmente oppure tutti insieme. I principali campanelli d’allarme sono:

  • un anomalo senso di stanchezza, astenia e debolezza muscolare
  • fragilità emotiva
  • frequenti sbalzi d’umore
  • irritabilità e aggressività
  • scarsa autostima
  • senso di colpa, anche in assenza di responsabilità effettive nei confronti dell’evento traumatico verificatosi
  • disturbi del sonno (insonnia, difficoltà a riposare correttamente).

La crisi d’ansia può inoltre manifestarsi attraverso sintomi fisici quali tachicardia, sudorazione improvvisa, dolori al petto, cefalee.

L’ansia reattiva situazionale

L’ansia reattiva può essere categorizzata in base alla tipologia di evento scatenante e alla conseguente modalità di reazione. L’ansia reattiva situazionale è causata da situazioni nuove o eventi che provocano cambiamenti difficili da gestire per la persona colpita. L’evento scatenante può essere più o meno grave, ma ha in ogni caso un forte impatto sulla persona che sviluppa l’ansia. La stessa situazione, quindi, può risultare all’origine del disturbo per alcuni individui e non avere alcun effetto su altri. In alcuni casi, l’evento scatenante non è negativo, ma costituisce un importante cambiamento di vita: può capitare di sviluppare i sintomi dell’ansia reattiva situazionale affrontando l’ingresso all’università, un matrimonio, la nascita di un figlio o altre grandi rivoluzioni della propria vita, anche se positive.

L’ansia reattiva da lavoro

ansia-lavoro-mobbingUn prolungato o intenso periodo di stress sul lavoro, un incidente o situazioni particolarmente negative possono dare origine all’ansia reattiva da lavoro, un vero e proprio disturbo d’ansia che, come tale, può diventare invalidante (ma, con i giusti rimedi, può anche essere completamene superato). Non è raro che questo disturbo si manifesti in seguito a episodi di mobbing, ovvero di comportamenti persecutori da parte di colleghi o superiori.

Esistono poi molti lavori che, per loro natura, comportano un carico emotivo notevole e che proprio per questa ragione chi li svolge corre maggiori rischi nel corso della vita di sviluppare ansia reattiva da lavoro. Una di queste professioni – ma assolutamente non l’unica – è quella dell’infermiere, come dimostra uno studio condotto da alcuni ricercatori dell’Università di Scienze Mediche di Semnan, in Iran.

L’ansia reattiva da lavoro può divenire fortemente invalidante, rendendo difficoltoso il proseguimento del rapporto lavorativo. È diritto del lavoratore, ad ogni modo, mettersi in malattia a causa di questo disturbo, se certificato dal medico, e prendersi il periodo necessario per affrontare la problematica seguendo un adeguato percorso terapeutico per la guarigione.

L’ansia reattiva post traumatica e il disturbo post traumatico da stress  

Esiste un terzo tipo di ansia reattiva: quella post traumatica, che si manifesta in seguito all’accadimento di un evento drammatico, sconvolgente, oppure in reazione ad uno stato di grave pericolo. Si tratta di un disturbo frequente, ad esempio, tra il personale delle Forze dell’Ordine, esposto quotidianamente a situazioni di grande rischio.

Le persone affette da ansia reattiva post traumatica possono continuare a rivivere il trauma subìto nella propria mente e sperimentano uno stato di agitazione prolungato e generalizzato, i cui sintomi si manifestano anche in assenza di minacce o pericoli imminenti. L’ansia reattiva post traumatica può rientrare all’interno di un quadro clinico più complesso denominato disturbo post traumatico da stress, provocato dall’esposizione a un evento traumatico che comporta vari sintomi:

  • immagini, incubi, pensieri ricorrenti che richiamano il trauma vissuto
  • percezione di rivivere l’evento traumatico, come se stesse nuovamente accadendo
  • disagio psicologico nei confronti di fattori scatenanti che possono richiamare il ricordo dell’evento traumatico
  • disturbi del sonno
  • sbalzi d’umore e irritabilità
  • stato ansioso persistente
  • ipervigilanza
  • difficoltà di concentrazione.

Questi sintomi possono comparire per la prima volta anche dopo diversi mesi dall’evento traumatico e, con essi, pure l’ansia reattiva può insorgere a notevole distanza dal trauma originario. Riconoscere l’evento scatenante è fondamentale per poter intervenire con i giusti rimedi e le corrette terapie, superando sia il disturbo post traumatico da stress, sia l’ansia reattiva.

Diagnosi del disturbo post traumatico da stress

La diagnosi del disturbo post traumatico di stress deve essere effettuata tenendo conto della tipologia di sintomi, della loro intensità e della loro durata. È normale, infatti, che un evento drammatico scateni nell’immediato reazioni emotive e fisiche forti, che possono coincidere con i sintomi della depressione o dell’ansia.  In questa fase si parla di disturbo acuto da stress, la cui durata può variare da 3 giorni a 1 mese. Se i sintomi persistono per una durata di tempo maggiore significa invece che si ha a che fare con il disturbo post traumatico da stress, diagnosticabile da un medico specialista attraverso un’attenta analisi di tutte le sue manifestazioni.

Il disturbo post traumatico da stress implica la presenza di almeno un sintomo che in qualche modo porta a rivivere l’esperienza traumatica (flashback, incubi o pensieri ossessivi), un sintomo di elusione (evitare situazioni, persone, oggetti o pensieri che rimandano all’evento traumatico), due sintomi di reattività (nervosismo, scatti d’ira, rabbia, insonnia) e due sintomi cognitivi o emotivi, come la difficoltà a ricordare elementi dell’evento traumatico, pensieri negativi su se stessi o sul resto del mondo, senso distorto di colpa o vergogna, incapacità di trarre soddisfazione da attività piacevoli. Accanto al disturbo post traumatico da stress può essere diagnosticata l’ansia reattiva, se i suoi sintomi emergono dal quadro clinico analizzato.

Diagnosi dell’ansia reattiva

Il disturbo d’ansia reattiva è una patologia riconosciuta a tutti gli effetti e, come tale, deve essere diagnosticata da uno specialista. La diagnosi passa attraverso l’analisi di tutti i sintomi, della loro frequenza e durata. La formulazione della diagnosi, inoltre, deve essere legata all’individuazione dell’evento traumatico scatenante e all’impostazione di un adeguato percorso di elaborazione: solo in questo modo, infatti, è possibile capire con quale tipo di ansia reattiva si ha a che fare (situazionale, da lavoro o post traumatica) e impostare la corretta terapia per il superamento del problema.

Ansia e depressione reattiva sono la stessa cosa?

Si sente spesso parlare di ansia e depressione reattiva e non è sempre facile cogliere le differenze tra i due disturbi che, pur insorgendo frequentemente insieme, sono distinti. La depressione reattiva, infatti, è una forma di depressione che si manifesta in seguito a un evento doloroso o traumatico (o comunque vissuto in questo modo dal paziente che mostra i sintomi della depressione reattiva).

Ansia reattiva depressione Le manifestazioni di questa forma di depressione possono essere:

  • stanchezza e pigrizia
  • tristezza
  • sbalzi d’umore
  • nervosismo e umore instabile, che peggiorano nelle ore serali
  • senso di abbandono
  • sentimenti di colpa e vergogna
  • disturbi del sonno che possono spaziare dall’insonnia alla sonnolenza eccessiva

Come si può notare, molti sintomi sono in comune con il disturbo d’ansia reattiva, nel quale è coinvolto anche un persistente senso di agitazione e preoccupazione con conseguenti reazioni fisiche conseguenti alla sensazione di costante pericolo.

La depressione reattiva può essere sconfitta andando a indagare le cause del trauma e adottando una terapia adatta ad elaborarlo: in questo senso, i rimedi sono efficaci anche per eliminare l’ansia, ma i due disturbi possono richiedere un percorso farmacologico differente, pertanto una corretta diagnosi è il primo passo fondamentale per potersi avviare verso la guarigione.

Rimedi, cure e terapie per l’ansia reattiva

Sconfiggere l’ansia reattiva è possibile e i tempi di ripresa variano molto da persona a persona. Il percorso terapeutico passa attraverso l’elaborazione del trauma iniziale e dei sintomi, fino alla loro completa eliminazione. Per sconfiggere l’ansia reattiva è necessario sottoporsi a un’adeguata terapia psicologica e il disturbo può essere affrontato attraverso diversi approcci.

Psicoterapia ed EMDR

L’ansia reattiva può essere affrontata attraverso un percorso di psicoterapia che aiuta ad elaborare il trauma subito e a superarlo. Uno degli approcci che negli anni si è rivelato particolarmente efficace per affrontare disturbi di ansia e depressione è quello della terapia cognitivo comportamentale, che va ad agire sul rapporto tra pensieri, emozioni e comportamenti.

La CBT (Cognitive-Behaviour Therapy) spiega il disagio emotivo attraverso una complessa relazione tra questi tre elementi: se gli eventi negativi influenzano le emozioni, il pensiero e il comportamento determinano la tipologia, l’intensità e la durata della reazione. Di conseguenza, modificando le convinzioni erronee e i comportamenti, si modificheranno anche le emozioni, cambiando così la reazione all’evento traumatico.

A partire dagli anni Novanta si è sviluppato un ulteriore approccio alla terapia cognitivo comportamentale, noto come terapia metacognitiva, con particolare attenzione proprio ai disturbi d’ansia. La metacognizione è il funzionamento mentale che controlla i processi attentivi e di pensiero: è quell’insieme di processi mentali che informano una persona che un ricordo si trova da qualche parte nella memoria, anche se non si è in grado di ricordarlo. Nei disturbi psicologici come l’ansia reattiva, il pensiero ripetitivo negativo produce delle prospettive distorte della realtà, che vanno a radicare gli stati d’animo negativi. La terapia metacognitiva agisce proprio su questi pensieri, aiutando il paziente a modificarli ed eliminare così le manifestazioni dell’ansia reattiva.

Nell’ansia reattiva post traumatica, inoltre, risulta efficace l’EMDR, ovvero la Eye Movement Desensitization and Reprocessing, una tecnica che sfrutta stimolazioni bilaterali del cervello per facilitare l’elaborazione dei traumi che sono alla base dei disturbi di ansia reattiva. Alla terapia psicologica, quando necessario, può essere affiancata una terapia farmacologica che contrasta i sintomi del disturbo: essa, però, deve coadiuvare il percorso psicoterapeutico, il quale agisce sulle cause portando a una eliminazione definitiva del problema. In caso contrario, il disturbo tornerebbe a manifestarsi.

Atri rimedi che facilitano l’eliminazione dell’ansia reattiva

ansia reattiva agopunturaAlla terapia psicologica possono essere affiancati altri rimedi che aiutano ad affrontare i sintomi e a gestire le crisi di ansia reattiva quando esse si presentano. Uno studio condotto da un team di ricercatori americani nel 2006 ha dimostrato che le tecniche di rilassamento come la meditazione e, in particolare, la meditazione mindfulness possono rivelarsi utili a diradare il flusso di pensieri negativi e a contrastare i sintomi dell’ansia quando essi si manifestano, aumentando l’efficacia della terapia psicologica. Aiutando a focalizzare l’attenzione e il pensiero sul “qui ed ora”, infatti, la meditazione permette di distogliere l’attenzione dai pensieri ossessivi e ripetitivi che stimolano i sintomi dell’ansia reattiva.

Diversi studi indagano inoltre i possibili effetti benefici dell’agopuntura in relazione al disturbo da stress postraumatico e all’ansia reattiva, pur sottolineando la necessità di condurre analisi più approfondite. Il principio alla base dell’agopuntura è l’azione sul sistema nervoso centrale e sui neurotrasmettitori, per ridurre gli stati d’ansia, di tensione e di preoccupazione. Agendo sui sintomi, l’agopuntura non costituisce una cura per l’ansia reattiva, ma può apportare benefici coadiuvando la terapia psicologica, favorendo una maggiore sensazione di benessere.

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