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Per somatizzazione si intende un particolare processo psico-fisico che porta una persona a manifestare in una parte del proprio corpo organicamente sana un dolore, come risposta inconscia ad un’alterazione del proprio equilibrio psicologico.

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Somatizzazione dell’ansia: le cause

Il Disturbo da Somatizzazione può dipendere da diverse cause ma statisticamente i principali responsabili di questi dolori fisicamente inspiegabili sono disturbi psichici e dell’umore quindi ansia, depressione, ipocondria o disturbi bipolari. Disturbi psicosomatici di varia natura possono insorgere quando si vive uno stato d’ansia protratto nel tempo, anche senza che si riesca a prendere reale coscienza della sua presenza: talvolta i sintomi fisici sono i primi segnali attraverso i quali ci si rende conto di soffrire di un disturbo d’ansia, che poco alla volta si è fatto sempre più strada e radicalizzato nella propria mente e nella propria vita.

Alcuni studi hanno inoltre dimostrato come le persone colpite da disturbo post traumatico da stress siano più propense a sviluppare disturbo psicosomatici: in tal caso, i sintomi fisici possono comparire anche a grande distanza temporale dall’evento scatenante, rendendo non sempre semplice la sua individuazione.

Cos’è la somatizzazione dell’ansia?

Solitamente un problema psichico si manifesta tramite specifici sintomi mentali come depressione, ansia o più in generale disturbi riscontrabili nell’umore, nei pensieri o anche nei comportamenti. Talvolta capita invece che, a fronte di una patologia psichica, la persona colpita manifesti dei sintomi fisici.

mal di testa ansia somatizzataIn questo caso stati d’animo alterati, pensieri sconnessi o comportamenti ossessivi (per citare qualche esempio) cedono spazio a dolori che possono essere di varia natura: cefalee tensive o dolori agli arti o in altre zone del corpo, affanno e affaticamento, o ancora delle disfunzioni dell’apparato gastrointestinale (nause, vomito, diarrea, ecc.). In presenza di una situazione di questo tipo si parla di disturbo somatoforme.

Sintomi fisici di questo tipo non devono essere sottovalutati. Capita spesso di incorrere in casi di pazienti che presentano dolori così intensi da comprometterne la serenità della propria esistenza. È doveroso premettere che nella “macchina uomo” esiste un profondissimo legame tra la testa – intesa non soltanto come il capo, parte del corpo, ma come “centro di comando” – e il resto del corpo. Non solo, è dimostrato infatti che anche altre parti del corpo umano possono concorre ad alcune funzioni psicologiche, non a caso lo stomaco si è guadagnato la nomea di secondo cervello.

Questo profondo legame fa sì che talvolta, in presenza di determinati disturbi, diventi difficile interpretarne l’origine e capire se un dolore, una patologia, sia causato da un malfunzionamento organico oppure se sia conseguenza di un problema psicologico. Si pensi ad esempio a uno studente in ansia per un esame, o più in generale per la scuola, che manifesta attacchi di vomito. Oppure, a una persona sottoposta ad un forte stress emotivo (es. lutto, divorzio) che sviluppa cefalee o tachicardia e palpitazioni.

In questi casi non esistono cause organiche al malessere: il vomito dello studente non è dovuto ad un virus o a un pasto sbagliato, così come il mal di testa o la tachicardia non sono causati da problemi cerebrali o cardiaci. Sono invece frutto di uno stato di squilibrio psicologico, di uno stress che la mente umana riflette sul resto del corpo.

La diagnosi dei disturbi psicosomatici

In questi casi può essere difficile stabilire una diagnosi corretta in tempi brevi. In presenza di determinati sintomi e dolori il medico si preoccuperà prima di verificare, con esami specifici relativi all’area interessata, le cause organiche del dolore. L’ipotesi della causa psicologica o somatizzazione sarà espressa soltanto dopo aver escluso ogni possibilità di origine fisica del male.

Per essere riconosciuto come tale, il Disturbo di Somatizzazione deve manifestare i primi sintomi prima del compimento dei trent’anni. Inoltre, solitamente i pazienti affetti dal disturbo manifestano i dolori per periodi molto lunghi, mesi o addirittura anni. Ovviamente in caso di effettivo Disturbo di Somatizzazione il paziente non dovrà presentare nessuna reale causa organica che possa ipoteticamente essere all’origine dei propri disturbi.

Un interessante studio condotto nel 1997 fa luce su quanto sia complicato effettuare una diagnosi dei disturbi di somatizzazione, proprio perché non vi sono cause facilmente identificabili e il processo debba essere svolto per esclusione di altre motivazioni organiche alla base dei sintomi. In particolare, lo studio si sofferma su quanto possano essere restrittivi i criteri per la diagnosi del disturbo di somatizzazione e propone un più ampio quadro inclusivo definito come disturbo di somatizzazione multiforme. Questo studio offre un tassello all’interno di un dibattito che ancora oggi non è chiuso, su quali debbano essere effettivamente i criteri di cui tenere conto per la corretta diagnosi delle somatizzazioni.

Spesso una malattia psicosomatica è accompagnata da depressione o ansia: non è raro che le persone afflitte da Disturbo di Somatizzazione sviluppino anche una serie di problematiche strettamente legate alla sfera socio-comportamentale che possono mettere a rischio vari aspetti della vita di tutti i giorni. Gli esempi più comuni sono frequenti assenze da scuola o dal lavoro, carenza di produttività e difficoltà di apprendimento, problemi nei rapporti interpersonali con il compagno, la famiglia o gli amici fino a comportamenti eccessivi, lesivi per l’incolumità altrui o la propria, che talvolta possono sfociare nel suicidio.

Somatizzazione dell’ansia: i sintomi più comuni

I sintomi da somatizzazione che vengono riportati più frequentemente sono svariati e possono manifestarsi all’interno di un quadro clinico anche molto eterogeneo. Ciò significa che la persona affetta dal Disturbo da Somatizzazione può accusare dolori in aree del corpo completamente indipendenti l’una dall’altra.

Tra i numerosi disturbi accusati dai pazienti non è raro incorrere in difficoltà respiratoria, dolori articolari o alla schiena, cefalea o più generale dolori alla testa, colite, gastrite, nausea o comunque disfunzioni gastro intestinali. La casistica riporta anche la manifestazione di sintomi neurologici dell’ansia quali vertigini o difficoltà nel coordinare i movimenti e mantenere l’equilibrio e anche, in modalità diverse tra uomini e donne, disturbi di carattere sessuale come l’assenza di interesse o ancora dolori mestruali.

Somatizzazione dell’ansia allo stomaco

È noto che esiste un profondo legame tra l’equilibrio della flora batterica intestinale e l’umore. Mediante un costante scambio di impulsi, lo stomaco comunica con il sistema nervoso centrale condizionando il cervello e viceversa.

mal di stomaco ansiaAnsia e stress possono essere fonti indirette di nausee e dolori allo stomaco anche per un motivo molto più materiale: quando un soggetto soffre di ansia può inconsapevolmente sentirsi spinto a ingurgitare velocemente e in maniera disordinata il cibo. Questo comportamento involontario può compromettere la corretta digestione e può causare senso di pesantezza, gonfiore addominale, dolori e bruciore di stomaco.

I sintomi più frequenti derivanti dalla somatizzazione dell’ansia che coinvolgono lo stomaco sono:

  • alterazioni della motilità del tubo digerente, variabili da persona a persona. Per esempio si possono manifestare stitichezza, diarrea o digestione lenta.
  • Aumento della sensibilità della mucosa gastrica, che può essere causa di un’alterazione dell’appetito e del mal di stomaco.
  • Aumento della permeabilità delle pareti intestinali e conseguente riduzione della capacità di assorbire le sostanze nutritive, alla quale si aggiunge l’esposizione al rischio di interazione con tossine o sostanze irritanti per l’intestino stesso.
  • Compromissione della capacità di rigenerazione delle pareti intestinali e riduzione del flusso del sangue nelle pareti del tubo digerente.
  • Alterazione della flora batterica intestinale con conseguente destabilizzazione dell’equilibrio funzionale dell’intero intestino.
  • Aumento della produzione dei succhi gastrici che genera a sua volta acidità, reflusso gastroesofageo, infiammazioni dell’esofago, fino alla possibilità di sviluppare gastrite nervosa.
  • Non ultimo, sebbene le statistiche confermino che non è uno dei sintomi più diffusi, troviamo la nausea. Quando ci si imbatte in una crisi di ansia, il cervello invia dei segnali di allarme all’apparato gastroenterico che possono alterare i processi digestivi in atto. Talvolta l’intensità dell’ansia può essere tale da portare, oltre che mal di stomaco e bruciore, anche fastidiosi attacchi di vomito da stress.

Somatizzazione dell’ansia alla gola

La somatizzazione dell’ansia alla gola è piuttosto comune nei soggetti ansiosi. La causa di questo tipo di disturbo somatoforme può essere interpretata come una difficoltà a esternare i propri pensieri. Solitamente si manifesta come quello che viene comunemente chiamato nodo alla gola, con conati di vomito o una sensazione di costrizione.

Il nodo alla gola può essere associato alla sensazione di avere un corpo estraneo incastrato appunto in gola, un qualcosa che impedisce di deglutire e che fa insorgere il timore di soffocare. La ricorrenza di episodi di questo tipo può generare paure croniche come quella di soffocare mangiando o bevendo e può provocare la continua necessità di deglutire.

Il senso di costrizione invece, a differenza di quanto abbiamo detto del nodo alla gola, solitamente non è soltanto una sensazione: la chiusura della faringe si manifesta realmente come reazione del corpo a un attacco di ansia, una paura. In questi casi è possibile il sopraggiungere di conati di vomito, che non hanno nulla a che vedere con l’apparato gastro intestinale bensì sono una reazione spontanea del corpo per allentare la tensione muscolare, ossia la costrizione. Estinto l’attacco d’ansia, ritornerà alla normalità anche la gola.

Somatizzazione dell’ansia alla testa

uomo con mal di testa

Uno dei più frequenti effetti negativi che l’ansia esercita a livello organico sul corpo umano coinvolge la testa. Spesso l’ansia si manifesta come una cefalea tensiva o sotto forma di emicrania pulsante. Non è raro che il dolore si espanda poi verso orecchie, bocca, occhi e collo.

Solitamente le cause della somatizzazione dell’ansia con dolore alla testa vanno cercate in uno stile di vita della persona sofferente estremamente votato alla cerebralità e alla tendenza a razionalizzare qualunque aspetto della propria esistenza, il continuo rimuginare su quello che è successo o quello che potrebbe succedere.

Solitamente si tratta di persone che esercitano un eccessivo controllo su se stesse e sugli altri, che tendono ad organizzare perfettamente ogni aspetto della propria vita e di quella altrui anche in assenza di una specifica richiesta. Persone che impongono forti limiti al proprio istinto e alla possibilità di improvvisazione: l’uscire da uno schema già prestabilito porta ad una destabilizzazione nella psicologia della persona che vede venire a mancare l’equilibrio che i suoi processi mentali hanno stabilito.

Somatizzazione dell’ansia agli occhi

La somatizzazione dell’ansia agli occhi può essere conseguenza degli effetti che questa ha sulla testa della persona. Le cefalee e le emicranie possono mutare in dolori psicosomatici alle palpebre e a temporanei cali della vista. Oltre a ciò è possibile anche che siano gli occhi direttamente, e non di riflesso, a somatizzare l’ansia.

Gli effetti più comuni che l’ansia può esercitare sulla vista sono:

  • aumento della sensibilità alla luce. Diventa fondamentale l’utilizzo di occhiali da sole, meglio se con lenti polarizzate;
  • momenti di visione sfocata;
  • comparsa improvvisa di lampi di luce;
  • riduzione della vista periferica o “visione a tunnel”, che limita la larghezza del campo visivo provocando la perdita della grandangolarità della vista.
  • visione effetto neve: comparsa, costante o meno, di una serie di puntini bianchi nel campo visivo simili alla neve.

È fondamentale appurare che la causa di questi problemi sia psicologica e, in tal caso, intraprendere un percorso di psicoterapia atto alla risoluzione degli stati d’ansia. Al contrario, il rischio è quello di precipitare in un circolo vizioso per il quale la mancata soluzione dei sintomi della somatizzazione dell’ansia alla vista non faranno altro che aumentare il livello di ansia nel paziente.

Somatizzazione dell’ansia alle gambe e dolori muscolari

Una delle forme più comuni di somatizzazione dell’ansia è attraverso dolori muscolari diffusi in tutto il corpo. Ansia e stress sono reazioni spontanee del corpo umano che rappresentano una forma di difesa, una spinta involontaria dell’organismo a reagire per mettersi al riparo da un pericolo. La mente umana però non percepisce come pericolo solo situazioni oggettive provenienti dall’esterno ma anche quelle circostanze psicologiche che, più che il corpo, mettono a repentaglio la stabilità della psiche. Alcuni esempi possono essere problemi lavorativi o addirittura la perdita del lavoro, la preparazione di un esame per uno studente, un divorzio o una separazione coniugale o ancora un lutto.

Spesso è sufficiente mantenere per periodi molto prolungati dei ritmi di vita innaturalmente frenetici e troppo sostenuti. Tutte queste possibili circostanze possono dare origine a disturbi di ansia o anche attacchi di panico. Tra i vari sintomi fisici che possono essere indotti da una tale condizione psichica, è frequente sviluppare dolori muscolari diffusi. Abbiamo detto che l’ansia è il modo che il nostro cervello usa per preparare il corpo alla fuga verso la salvezza: questo avviene con una contrazione dei muscoli in preparazione allo scatto.

Considerando però che ciò che viene interpretato come pericolo non necessariamente è un ostacolo fisico da superare ma per lo più psicologico e la fuga vera e propria non si concretizza, i muscoli rimangono contratti. La muscolatura però viene correttamente ossigenata mediante il meccanismo a pompa messo in atto dal susseguirsi di contrazioni e rilasci: quando il rilascio non avviene, il muscolo va in asfissia e questa mancanza di ossigeno contribuisce alla formazione di tossine che danno poi origine al dolore muscolare.

Oltre alle gambe, le altre zone del corpo che risentono maggiormente del dolore in conseguenza all’ansia sono la schiena, il rachide cervicale e la zona lombare. In relazione alla somatizzazione dell’ansia nei dolori muscolari diffusi va aggiunto anche un appunto sulle abitudini posturali della persona. Stress e ansia infatti possono indurre a comportamenti scorretti, tra cui anche la postura: una persona ansiosa tenderà per esempio a mantenere alla scrivania una posizione ricurva, come a richiudersi tra le spalle. Va da sé che posizioni scorrette come questa, se mantenute per periodi lunghi, non faranno altro che peggiorare la situazione di contrazione muscolare e amplificarne i dolori derivanti.

Ipocondria e somatizzazione

Esiste una differenza non trascurabile tra Ipocondria e Disturbo di Somatizzazione, fondamentale da capire per non rischiare di confondere le due situazioni. L’ipocondria viene definita semplicemente come una paura delle malattie. Se nel caso di Disturbo di somatizzazione il paziente accusa dei sintomi e dolori reali che tuttavia non trovano risposta in una causa di natura organica, in caso di ipocondria il sintomo è solitamente insignificante se non addirittura, in alcuni casi, inesistente.

donna spaventata ipocondriaIl soggetto ipocondriaco tende a manifestare un’eccessiva preoccupazione nei confronti di malattie o funzioni corporee, eventi che per una persona sono normalissimi inconvenienti senza conseguenze. Per esempio un raffreddore, un mal di pancia o anche un semplice graffio, per l’ipocondriaco sono fonte di una enorme e sovrastimata preoccupazione.

Quando la persona ipocondriaca si sottopone a specifici esami per risolvere il proprio problema non trova mai rassicurazione, nemmeno nel caso di esito negativo. La convinzione di avere qualcosa che non va resta sempre ben salda. Anche il solo sentir parlare di una malattia, durante una conversazione, in tv o leggendone su una rivista, può potenzialmente far insorgere nel soggetto la paura e la convinzione di avere già provato quei precisi sintomi.

Spesso l’ipocondriaco tende a non riconoscere e non accettare la possibilità che all’origine del proprio problema ci sia un disturbo psicologico e conseguentemente mostra un secco rifiuto al consiglio di intraprendere un percorso di psicoterapia per arginare il problema. È altresì inevitabile l’insorgere di difficoltà nei rapporti interpersonali e sociali. Non è raro assistere alla comprensibile nascita di tensioni reciproche tra paziente e medico, ma anche all’interno della sfera degli affetti personali il rischio che si incrinino i legami con amici e familiari è sempre in agguato a causa della tendenza dell’ipocondriaco a porre costantemente la sua situazione di salute al centro delle conversazioni.

La cura dell’ipocondria non è un percorso semplice, per i motivi visti sopra. La soluzione più efficace è affrontare un percorso di terapia cognitivo comportamentale, ma talvolta si rivela necessaria l’integrazione con una terapia farmacologica. Terapia che con ogni probabilità si troverà a scontrarsi l’avversione del paziente ipocondriaco verso l’assunzione di farmaci, a causa della paura di incorrere nella probabilità di effetti collaterali.

La cura della somatizzazione dell’ansia

In presenza di un disturbo d’ansia è importante non ignorare i sintomi e cercare in tutti i modi di porre rimedio ad una situazione che, con molta probabilità, rischia di danneggiare il normale svolgersi della vita quotidiana della persona afflitta. Il primo passo è giungere a capire insieme ai medici, mediante esami specifici, che quelli accusati sono sintomi da ansia somatizzata in modo tale da escludere quindi ogni possibile origine organica del dolore. La cura del disturbo d’ansia, e conseguentemente di tutti i sintomi derivanti, passa in primo luogo attraverso un percorso di psicoterapia alla quale, a seconda dei casi, il medico potrà ritenere opportuno affiancare una terapia psicofarmacologica.

Una delle forme di terapia che si sono rivelate negli anni più efficaci per il trattamento dei disturbi ansiosi è la terapia cognitivo comportamentale, tramite la quale lo specialista va a ricercare la relazione tra emozioni, pensieri e comportamenti, per dimostrare che buona parte dei problemi dell’individuo (emotivi e psichici) sono frutto di taluni suoi pensieri ed azioni. In base a questo principio aiuterà il paziente a modificare alcuni sui comportamenti e pensieri erronei per ridurne l’effetto negativo a livello emotivo e psichico.

Rilassamento e meditazione

La meditazione mindfulness e le tecniche di rilassamento sono molto consigliate e svolgono un ruolo benefico nel trattamento della sintomatologia ansiosa: esse favoriscono infatti sia la mitigazione dei pensieri che nutrono l’ansia, sia il rilassamento muscolare che riduce il dolore. Alcuni esempi di queste tecniche sono il Rilassamento Muscolare Progressivo e il Training Autogeno.

donna in meditazioneIl Training Autogeno è una pratica molto diffusa per il trattamento delle sindromi ansiose. Mediante lo svolgimento di specifici esercizi di concentrazione focalizzati su determinare zone del corpo, favorisce il rilassamento psichico e muscolare della persona. Può rivelarsi utile ricorrere ad un ciclo di sedute di massaggi specifici per arginare lo stress, che possano allentare le tensioni muscolari e quindi favorire il rilassamento. La pratica di discipline orientali come lo yoga o il tai chi può portare un contributo benefico non indifferente all’interno del percorso di guarigione, così come l’agopuntura.

Riconosciuto ormai anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come un rimedio efficace, l’agopuntura è in grado di apportare al corpo umano una moltitudine di benefici, anche relativamente ai disturbi di ansia, stress e depressione. Sebbene la medicina scientifica ancora non sia stata del tutto in grado di capirne il funzionamento, quello che è certo è che l’agopuntura è in grado di fornire un supporto concreto alle terapie mediche tradizionali.

Quelle esposte fino ad ora sono pratiche che non hanno alcun tipo di controindicazione. Si tratta di massaggi, esercizi fisici muscolari e di respirazione che vedono coinvolto soltanto il corpo e la mente della persona, senza prevedere la somministrazione di nessun tipo di sostanza esterna, sia essa naturale o sintetica.

Principio che vale anche nell’agopuntura: la medicina tradizionale cinese infatti sostiene che gli strumenti per curare i malfunzionamenti del corpo umano, e quindi anche le malattie, siano già presenti all’interno dell’organismo, bisogna soltanto riequilibrarlo, in questo caso con l’utilizzo degli aghi. Di fatto, l’uso degli aghi in specifici punti del corpo agisce stimolando il sistema nervoso, migliorando il flusso sanguigno e la produzione di ormoni che svolgono un ruolo analgesico per il nostro corpo.

In presenza di dolori muscolari da somatizzazione dell’ansia, un aiuto concreto può giungere dall’adottare delle sane abitudini motorie. Trovare uno sport, non necessariamente a scopo competitivo, da praticare con regolarità, è molto utile. È fondamentale scegliere un’attività che piaccia, per evitare il sopraggiungere di noia e rifiuto: corsa, camminata, nuoto o anche una semplice pedalata in bicicletta possono essere sufficienti.

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