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“Quando devo andare al lavoro mi viene l’ansia!”

“Il mio lavoro mi mette l’ansia”

Sono frasi che si sentono spesso. Ma è davvero sempre colpa del lavoro o c’è di più?

L’ansia da prestazione può assumere molte forme, tutte con una radice simile, ma quella che si esprime in ambito lavorativo mostra dei tratti distintivi, segni specifici e richiede soluzioni ad hoc, per evitare di compromettere un aspetto molto importante della vita e che coinvolge gran parte della giornata, ovvero quello professionale.

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Ansia da prestazione lavorativa: solo una dei tipi di ansia da prestazione

Il lavoro è solo uno degli ambiti in cui l’ansia da prestazione può esplodere e andare fuori controllo. Ecco tutti i modi in cui l’ansia da prestazione può condizionare la nostra vita e i casi in cui quell’angoscia sul lavoro si può ritenere patologica. Capire le conseguenze dell’ansia da prestazione lavorativa è importante per valutare seriamente un intervento terapeutico mirato a superarne le manifestazioni.

Come, dove e quando si manifesta l’ansia da prestazione?

Paura di fallire, ansia anticipatoria ed evitamento. Queste sono le parole chiave che identificano l’ansia da prestazione, indipendentemente dall’ambito della vita in cui essa si manifesta. Si tratta di una condizione in cui i pensieri negativi si concentrano su un evento che può manifestarsi in un futuro prossimo, scatenando emozioni e sensazioni fisiche che spingono il soggetto che ne soffre a evitare quella situazione o a viverla con fortissima ansia.

Ecco le principali classificazioni dell’ansia da prestazione a seconda dell’ambito e del soggetto in cui essa si manifesta:

  • Ansia da prestazione maschile
  • Ansia da prestazione sessuale
  • Ansia da prestazione scolastica
  • Ansia da prestazione femminile
  • Ansia da prestazione sportiva
  • Ansia da prestazione universitaria
  • Ansia da prestazione nei bambini
  • Ansia da prestazione relazionale
  • Ansia da prestazione lavorativa

Si tratta di un elenco sommario che non riporta le situazioni più specifiche che possono, comunque, scatenare l’ansia da prestazione: parlare in pubblico, viaggiare, far parte di un gruppo sono solo pochi esempi di contesti in cui questo problema può risultare invalidante.

Quando l’ansia da prestazione è legata al lavoro, può diventare difficile, o talvolta impossibile, portare a termine le proprie mansioni quotidiane. Per la maggior parte delle persone il lavoro è un aspetto della vita che non si può eliminare, se non altro per necessità di sussistenza. Riconoscere di avere questo tipo di problema può aiutare a evitare di dare la colpa del proprio disagio ad altri fattori: il capo, i colleghi, il tipo di lavoro, la distanza non sono i veri responsabili della propria ansia, perché cambiando lavoro essa non si attenuerà.

Il percorso più indicato per superare il disturbo, dunque, è intraprendere una terapia psicologica che potrà aiutare a fare chiarezza sulle cause del problema e a risolvere l’ansia da prestazione lavorativa, tornando a instaurare un rapporto positivo con le proprie attività quotidiane.

Se, guardando al presente, ci si rende conto che l’angoscia di andare al lavoro accompagna tutte le mattine, che la paura di sbagliare è sempre presente nello svolgimento di ogni compito e il pensiero del lavoro è fisso, anche di notte e di domenica, occorre approfondire la causa di questi disagi.

Se, poi, guardando al passato, si realizza di aver lasciato il lavoro per l’ansia troppe volte, bisognerebbe accettare la possibilità di essere vittime di ansia da prestazione lavorativa.

I sintomi dell’ansia da prestazione lavorativa: l’eterna paura di sbagliare

Ecco i principali sintomi fisici e psicologici dell’ansia da prestazione lavorativa:

  • senso di agitazione
  • difficoltà di concentrazione
  • cefalee
  • dolori muscolari diffusi
  • sudorazione improvvisa
  • stanchezza sproporzionata rispetto alle attività svolte
  • tremori
  • tachicardia
  • fobia
  • mal di stomaco, meteorismo
  • accelerazione del battito cardiaco
  • sudorazione delle mani
  • mani fredde
  • difficoltà a deglutire
  • respirazione rapida
  • gambe pesanti
  • Dermatiti
  • Insonnia
  • Bocca secca.

Una forma particolare dell’ansia da prestazione lavorativa: la sindrome dell’impostore

Spesso, in associazione alle suddette situazioni, chi soffre di ansia da prestazione lavorativa può anche sviluppare la cosiddetta sindrome dell’impostore, una particolare condizione resa nota nel 1978 da Pauline Clance e Suzanne Imes, due psicologhe americane, e approfondita con uno studio empirico del 2020. Si tratta di una situazione in cui il soggetto, tipicamente caratterizzato da insicurezza e bassa autostima, attribuisce i propri successi al caso o alla fortuna, convincendosi così di aver illuso gli altri di essere più meritevole di quanto in realtà sia.

La convinzione di essere sopravvalutato da capo e colleghi rende insopportabile la paura di essere presto “smascherato” e questo porta chi ne è affetto a temere la valutazione, a sminuire i propri successi ed essere intransigente verso se stesso.

Alcuni sintomi fisici sono tipici dell’ansia da prestazione lavorativa, ma , perché si possa parlare di sindrome dell’impostore, essi devono manifestarsi al lavoro o appena prima di recarvisi. Ecco i principali:

  • senso di agitazione
  • difficoltà di concentrazione
  • cefalee
  • dolori muscolari diffusi
  • sudorazione improvvisa
  • stanchezza sproporzionata rispetto alle attività svolte
  • tremori
  • tachicardia
  • fobia
  • mal di stomaco, meteorismo
  • accelerazione del battito cardiaco
  • sudorazione delle mani
  • mani fredde
  • difficoltà a deglutire
  • respirazione rapida
  • gambe pesanti
  • Dermatiti
  • Insonnia
  • Bocca secca

Distinguere l’ansia da prestazione dall’ansia dovuta al lavoro o ad altre situazioni fisiologiche

Una sporadica e generale sensazione di preoccupazione può non essere per forza spia di una forma di ansia da prestazione lavorativa. Lo stato d’ansia, infatti, può essere legato al tipo di lavoro o a particolari situazioni lavorative contingenti. Ecco le principali:

  • Ansia da primo giorno di lavoro
  • Ansia da nuovo lavoro
  • Ansia da cambio lavoro
  • Ansia primo lavoro
  • Ansia rientro lavoro
  • Ansia da colloquio di lavoro
  • Stress da lavoro.

Tutte queste situazioni possono essere fisiologiche nella misura in cui la risposta ansiogena scompaia al cessare dell’evento che l’ha scatenata.

Il primo giorno di lavoro è normale essere in ansia per quello che si dovrà affrontare, un cambio di lavoro può generare preoccupazioni per il futuro e un colloquio lavorativo è pur sempre una prova. Di certo, chi sperimenta questi tipi di ansia ha qualche tratto ansioso legato all’insicurezza, ma il disagio tende comunque a svanire con l’adattamento alla nuova situazione, man mano che questa si definisce.

Quando si parla di ansia da prestazione lavorativa, invece, non ci si riferisce a una situazione contingente, ma alla paura di fallire in ambito lavorativo, indipendentemente dal contesto, dal carico e dal tipo di lavoro. Si tratta di una situazione che compromette la capacità della persona di svolgere le proprie mansioni e di vivere serenamente il proprio tempo sia sul luogo di lavoro, sia a casa.

La stessa distinzione va fatta tra lo stress da lavoro e l’ansia da prestazione lavorativa: mentre la prima si manifesta con stanchezza e nervosismo a fronte di un oggettivo carico di lavoro eccessivo, la seconda è un’ansia anticipatoria che si verifica indipendentemente dai troppi compiti e dalle responsabilità.

Le conseguenze dell’ansia da prestazione lavorativa

Riguardando un aspetto così importante della vita, l’ansia da prestazione legata al lavoro ha un notevole impatto sul soggetto che, oltre al disagio dell’ansia in sé, può andare incontro a problemi seri di tipo sociale ed economico.

Ansia da prestazione lavorativa e carriera

Non riconoscendo subito il proprio problema, chi soffre di ansia da prestazione lavorativa può sentire il bisogno di cambiare spesso lavoro, il che può avere notevoli conseguenze sulla possibilità di fare carriera: la persona potrebbe finire, a lungo andare, per essere etichettata come poco affidabile e costante. Questo stigma può essere limitante anche nella ricerca di un nuovo lavoro e quasi sempre diventa, per il soggetto, un’ulteriore conferma del suo basso valore come persona e come lavoratore.

Ansia da prestazione e produttività

Scarsa concentrazione, eccessivo investimento emotivo anche nello svolgimento dei compiti più semplici e stanchezza arretrata sfociano quasi sempre in un drastico calo di produttività.

Invece di agire in modo pronto, il lavoratore investe troppo tempo a chiedersi se sta facendo bene, a ricontrollare e a immaginare le conseguenze di un errore. Questo lo porta a fallire, quantomeno in termini di efficienza. La situazione risulta aggravata dal fatto che, spesso, l’ansia legata al lavoro può portare a sviluppare insonnia, cosa che carica il soggetto di ulteriore stanchezza, togliendogli lucidità.

Secondo uno studio condotto dall’Anxiety and Depression Association of America, il 72% dei lavoratori soffre di ansia e stress e questo fattore impatta pesantemente sulla loro produttività. Benché l’ansia sul lavoro non sia dovuta solo all’ansia da prestazione, lo studio dimostra chiaramente come i disturbi d’ansia in ambito lavorativo siano collegati a uno scarso rendimento professionale di chi ne soffre.

Ansia da prestazione: ripercussioni extra lavorative

Vivere in perenne stato d’ansia non giova sicuramente al benessere generale. La salute fisica è compromessa, l’umore è costantemente a terra e lo stato ansioso finisce per togliere gusto alle cose che un tempo si amavano. Inoltre, se si pensa che molte delle relazioni interpersonali più importanti sono quelle che si creano tra colleghi: non riuscire a instaurarle a causa di quell’essere sempre in uno stato di allerta può avere gravi ripercussioni anche sulla vita sociale.

Infine, i problemi lavorativi che possono scaturire dall’ansia da prestazione sul lavoro (licenziamenti per scarsa produttività, mobbing o frequenti cambi di lavoro che precludono una carriera continuativa) possono avere conseguenze serie anche sulla possibilità di costruire una famiglia o comunque conquistare l’indipendenza economica.

Come combattere l’ansia da lavoro

Tecniche mentali, sane abitudini e un adeguato percorso psicoterapeutico sono le chiavi per superare l’ansia da prestazione lavorativa.

La prevenzione: conoscere per non aggravare l’ansia da prestazione

Non sempre è possibile, ma sapere di soffrire di ansia da prestazione lavorativa è molto importante per poter mettere in atto azioni di prevenzione. Il lavoro non si può evitare ma, ad esempio, conoscendo questa tendenza personale, si potrebbe cercare di evitare quei lavori che espongono a un maggiore stress, per concentrarsi in settori in cui l’ansia generata è minore.

Certo, non tutte le carriere lo consentono, ma, a volte, anche solo decidere di non accettare alcuni incarichi che esporrebbero a uno stress prolungato può essere un atto d’amore verso se stessi.

Come gestire l’ansia da prestazione e andare a lavorare sereni

Ci sono alcuni consigli pratici che possono essere applicati facilmente e con cadenza quotidiana. Non risolveranno il problema, ma aiutano a tenere sotto controllo il disagio lieve o quello serio, in attesa che le eventuali terapie seguite diano i primi risultati. Ecco i principali:

  • Organizzare mentalmente la propria giornata: capire a inizio giornata che, se gestito bene, il tempo a disposizione è sufficiente per fare tutto, aiuterà a cominciare con fiducia e positività.
  • Ricordare che non deve essere tutto sotto controllo: la giornata lavorativa riserverà sicuramente qualche imprevisto, ma questo non è un problema se lo si accetta e ci si concede anche di commettere qualche errore.
  • Prendere qualche piccola pausa: staccare un attimo non significa essere lavativi, ma rigenerarsi per riprendere il lavoro in modo più produttivo. Le pause sono anche un pretesto per socializzare con i colleghi, cosa molto importante per smettere di sentirsi un estraneo, giudicato e messo continuamente alla prova.
  • Riacquistare fiducia nelle proprie capacità: tutti sbagliano, ma questo non significa che non siano all’altezza del compito che è stato loro assegnato. A volte sembra che gli altri commettano meno errori, ma la differenza sta solo nell’importanza che viene riconosciuta agli stessi. Si sbaglia, si impara e si va avanti.
  • Smettere di vivere in funzione del lavoro: non è facile, ma tutti dovrebbero dimenticare la propria giornata lavorativa appena timbrato il cartellino in uscita. Chiusa la porta dell’ufficio, dedicarsi ai propri hobby e alla propria famiglia è un dovere, se si vuole rientrare dalla stessa porta, il giorno dopo, pronti per un’altra giornata lavorativa.

Rimedi all’ansia da prestazione sul lavoro: abitudini sane e discipline

L’ansia da prestazione lavorativa può essere spia di una scarsa capacità di allontanare la propria concentrazione dal lavoro, anche nel tempo libero.

Per questo, arricchire la propria vita di buone abitudini e di attività con un impatto positivo sull’umore e sull’ansia, in generale, è utile per tenere sotto controllo l’ansia da prestazione lavorativa.

Ecco alcuni consigli in questo senso:

  • Praticare sport con regolarità aiuta ad aumentare il rilascio di endorfine utili a contrastare lo stress. Inoltre, darsi degli obiettivi e raggiungerli gradualmente ha un effetto positivo sulla propria autostima.
  • Curare l’igiene del sonno per garantire notti di riposo ristoratore. Andare a dormire e alzarsi sempre alla stessa ora, mantenere un ambiente salubre in camera da letto e spegnere tutti i dispositivi elettronici sono le regole base da rispettare.
  • Praticare con regolarità attività che favoriscono il rilassamento, come lo yoga, la meditazione, il training autogeno e la meditazione mindfulness.
  • Riservare tempo alle proprie passioni.

Vincere l’ansia lavorativa con la giusta psicoterapia

Iniziare un percorso terapeutico di tipo psicologico è fondamentale per vivere il lavoro con meno ansia ed evitare tutte le spiacevoli conseguenze che l’ansia da prestazione lavorativa può avere in molti ambiti pratici della vita. Se condotto nel modo giusto, un percorso di questo tipo può addirittura far scoprire il piacere del lavoro e dell’autorealizzazione.

Identificare quali processi emotivi e razionali conducono allo stato ansioso, e valorizzare le risorse cognitive ed organizzative che il soggetto già possiede, sono i mezzi attraverso i quali il terapeuta aiuterà il paziente a ritrovare un maggiore rilassamento psicofisico e a tenere sotto controllo le dinamiche in grado di scatenare l’ansia.

La terapia cognitivo comportamentale è tra le più efficaci per combattere l’ansia da prestazione lavorativa, in quanto agisce sulla comprensione e sulla modifica degli schemi mentali e comportamentali che stanno alla base dell’ansia. Il paziente sarà quindi in grado di riconoscere il meccanismo mentale che porta allo stato ansioso, fermarlo e mettere in atto schemi alternativi.

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