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persona diperataAnsia e depressione sono patologie ad oggi purtroppo molto diffuse. La depressione, nel secolo scorso, si è addirittura guadagnata il triste titolo di “male del secolo” e, sebbene la sua diffusione sia comprovata, si verificano ancora casi in cui si tende a sottovalutarla e a non rendersi conto della sua reale gravità, nonché del suo essere una malattia a tutti gli effetti, che necessita di essere trattata come tale.

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Abbiamo esordito definendo ansia e depressione come patologie perché è proprio quello che sono. Anche se spesso si presentano insieme e mostrano sintomi comuni, la depressione è una malattia dell’umore, mentre l’ansia è una componente innata nella psicologia umana: serve per farci percepire la presenza di un pericolo e mette in atto alcuni meccanismi nel nostro corpo per consentirci di restare incolumi. Quando alcuni degli atteggiamenti indotti dall’ansia diventano eccessivi e fuori controllo si innescano una serie di altri processi che trasformano l’ansia da una forma di difesa a una patologia.

Differenza tra ansia e depressione

Esiste una fondamentale differenza tra ansia e depressione, non solo di sintomi e cause ma piuttosto una distinzione di forma. Si tratta di due patologie, spesso legate, con dei punti in comune, ma al contempo profondamente diverse.

Ansia e depressione si possono presentare in contemporanea, oppure possono insorgere in modo indipendente. Quando entrambe sono presenti può non essere facile per la persona affetta riconoscere i sintomi di una e dell’altra, ma è possibile impostare una terapia adeguata che consenta di superare entrambe in modo definitivo.

Cos’è l’ansia

L’ansia, nella sua condizione di normalità, può essere a tutti gli effetti definita come una forma di difesa naturale del corpo umano. Quando il cervello capisce di trovarsi in uno stato di pericolo, istintivamente mette in atto dei meccanismi che dovrebbero consentire e facilitare la “ricerca della salvezza”.

Si manifesta un pallore diffuso perché il sangue viene richiamato dagli arti e dagli strati più esterni della pelle, per essere concentrato ad esempio nei muscoli. Vengono ridotte le funzionalità del sistema immunitario e di quello digestivo, da cui scaturisce il tipico mal di stomaco da ansia.

Aumentano la frequenza cardiaca e la sudorazione e si dilatano le pupille. Tutti eventi automatici che, per come è concepito l’organismo umano, servirebbero per facilitare alla persona la propria messa in sicurezza.

crisi di pianto

Nonostante l’efficienza di questi meccanismi automatici del corpo umano sia elevatissima, il cervello non riesce a distinguere tra quelle che interpreta come fonti di pericolo quelle che lo sono realmente (alla presenza di un pericolo fisico corrisponde la necessità di una fuga rapida) da quei casi in cui non esiste un vero e proprio rischio fisico ma piuttosto psicologico (per esempio la paura di affrontare un esame per il quale si teme di non essere preparati o un colloquio di lavoro per cui non ci si sente all’altezza).

Se nel primo caso la manifestazione ansiosa interpreta alla perfezione il ruolo per cui è stata “progettata”, nel secondo esempio, da forma difensiva diventa in un certo senso una fonte di disagio. Le reazioni fisiche che scattano automaticamente vengono interpretate come “sintomi” che possono far insorgere il concreto rischio di entrare in un circolo vizioso di reazioni a catena che non faranno altro che peggiorare la situazione.

Riprendendo in riferimento a ciò l’esempio del colloquio di lavoro fatto in precedenza, agitazione, tachicardia, pallore e la sudorazione eccessiva possono far aumentare la sensazione di disagio nella persona che, a questo punto, dedurrà che il suo interlocutore ne trarrà una cattiva impressione. Pensieri di questo genere non possono che provocare un’amplificazione di quel senso di preoccupazione che sta già provando, incrementando ulteriormente l’entità delle reazioni fisiche in atto.

Un individuo soggetto ad ansia vive costantemente sottoposto ad una sensazione di paura: paura di quello che sta per succedere, di come accadrà e di quali ne saranno le conseguenze.
L’oggetto della paura quindi esiste davvero, ma quando l’apprensione sale a tali livelli si mette in moto il meccanismo che dà il via alla sindrome ansiosa e solitamente induce nella persona una visione pessimistica generalizzata su tutto ciò che accade.

Non si può ovviamente parlare di sindrome ansiosa nel caso in cui ci siano solo pochi sporadici episodi di questo tipo nel corso della vita, ma quando l’ansia diviene una compagna frequente o costante è bene ricercare la corretta diagnosi e la giusta terapia.

Sintomi dell’ansia

Il disturbo d’ansia solitamente da vita ad una lunga serie di sintomi di vario tipo: mentali, fisici e comportamentali. Queste diverse reazioni all’ansia possono sopraggiungere e palesarsi sia singolarmente sia tutti contemporaneamente.

Sintomi mentali dell’ansia

I sintomi mentali dell’ansia che si manifestano più di frequente sono:

• Sentimento di apprensione, sensazione di dover affrontare una minaccia
• Difficoltà di concentrazione
• Tensione
• Tendenza ad anticipare eventi negativi
• Irritabilità
• Agitazione
• Tendenza a cercare segni di pericolo
• Sensazione di testa vuota.

Sintomi fisici dell’ansia

Anche su un piano fisico l’ansia si può presentare con modalità differenti riguardo a intensità, tipologia e durata del sintomo, che cambiano sia in base alle situazioni, sia da individuo a individuo. Nei casi più estremi spesso capita che in alcune persone la crisi di ansia si intensifichi fino a sfociare nell’attacco di panico.
I sintomi indotti dai disturbi ansiosi che si registrano più frequentemente sono:

• tensione
• tremore
• sudore
palpitazione
• aumento della frequenza cardiaca
vertigini
• nausea
• formicolii alle estremità ed intorno alla bocca
• derealizzazione e depersonalizzazione.

Tutti questi sintomi possono interferire anche pesantemente con lo svolgimento in serenità della vita di tutti i giorni, soprattutto se si considera che possono comparire soli o in contemporanea, fino a raggiungere intensità importanti. È importante tenere presente però che in quanto sintomi vanno affrontati come tali. Assumere farmaci per placare la nausea, per esempio, potrà attenuare il malessere momentaneamente ma non sarà utile nella lotta contro il problema.

Quali sono le cause dell’ansia?

A seconda del tipo di disturbo ansioso, vi possono essere diversi fattori scatenanti. Ad esempio, alla base dell’ansia reattiva possiamo trovare un evento particolarmente traumatico e difficile da affrontare, mentre l’ansia sociale può derivare da prolungati episodi di bullismo subiti già in tenera età.

Non sempre, però, le cause dell’ansia sono strettamente legate a un avvenimento o un accadimento: il disturbo d’ansia generalizzata, ad esempio, emerge senza che sia possibile collegarlo a un singolo evento scatenante o a una preoccupazione specifica. Questo accade perché esistono diversi fattori che possono concorrere nello sviluppo dell’ansia: può esserci una predisposizione innata, come un carattere particolarmente introverso, che si incontra con modelli comportamentali che favoriscono lo sviluppo dei sintomi ansiosi.

Il modo in cui reagiamo alla vita, infatti, è determinato in buona parte dagli esempi che riceviamo all’interno dell’ambiente in cui cresciamo: se abbiamo genitori ansiosi, abbiamo maggiori probabilità di manifestare l’ansia a nostra volta.

A questi fattori si possono aggiungere delle cause genetiche: l’indole personale, infatti, è in parte frutto delle nostre esperienze e del modo nel quale impariamo a farvi fronte, ma anche dell’indole naturale che ci contraddistingue sin dal giorno della nostra nascita.

Nei pazienti depressi, l’ansia può insorgere in seguito alla perdita di controllo sui propri pensieri, sul proprio corpo e sulla propria vita causata proprio dalla depressione. In altri casi, è l’ansia a provocare repentini cambiamenti dello stile di vita e le difficoltà nel superarle possono sfociare nel disturbo depressivo. Ansia e depressione, dunque, sono spesso correlate e si possono influenzare sia in negativo, sia in positivo (con la riduzione dei sintomi di una delle due patologie, anche l’altra può risultare più contenuta mano a mano che si ha la percezione di riprendere il controllo sulla propria vita).

Cos’è la depressione

persona depressaA differenza dell’ansia, soffrire di depressione non porta a provare quella paura costante e ingiustificata alla quale sono legati i disturbi ansiosi. In genere la persona depressa non vive in quello stato di perenne preoccupazione per quello che potrà accadere perché, dentro di sé, è già radicata la convinzione che qualunque cosa potrà succedere sarà negativa.

Come detto in precedenza la depressione non è altro che una malattia dell’umore. Nella normalità la nostra psiche ci porta ad adattare l’umore agli stimoli che percepisce dall’ambiente circostante. Quindi, in occasioni piacevoli l’umore è alto mentre è basso in presenza di avvenimenti negativi. Soffrire di depressione porta alla perdita di interesse generale in quello che circonda il depresso.

Egli proverà una grande difficoltà nello svolgere azioni e compiti, anche i gesti più comuni della quotidianità; potrà facilmente perdere l’interesse e la voglia di coltivare relazioni interpersonali, fatto che rischia di minare la qualità dei propri legami affettivi, considerando l’ambiente intorno a sé negativo ed ostile, il malato potrebbe protendere all’isolamento.

Oltre a tutto ciò si potranno manifestare altri sintomi come l’ansia, perdita o aumento dell’appetito, crisi di pianto, disturbi del sonno – insonnia o ipersonnia – difficoltà a mantenere la concentrazione, un costante senso di incertezza e indecisione, sensi di colpa e di inadeguatezza fino, nei casi più estremi, pensieri nefasti di autoferirsi e di morte.

All’origine della depressione ci sono delle disfunzioni biochimiche interne all’organismo di chi ne soffre. Protagonista in questi processi è la dopamina: un neurotrasmettitore preposto al controllo di alcune funzioni fondamentali per la persona, quali il movimento, le capacità di apprendimento, attenzione e concentrazione, efficienza della memoria, umore, sonno, piacere e capacità comportamentali e cognitive.

In un soggetto che soffre di depressione si verifica una riduzione della produzione di dopamina e di conseguenza vengono compromesse tutte le funzioni che le competono. Oltre alla dopamina anche la serotonina, il cosiddetto ormone del buon umore, subisce una riduzione, il che porta inevitabilmente ad un crollo dell’umore e alla manifestazione di tutti quei sintomi elencati in precedenza.

Tipi di depressione

Riconoscere la depressione talvolta non è semplice perché le sue cause e le sue manifestazioni differiscono molto da persona a persona. Esistono, infatti, diversi tipi di depressione identificati in base alla sintomatologia e alla causa scatenante; per ognuna di esse è opportuno stabilire una terapia specifica, che tenga conto del vissuto del paziente.
Vediamo quali sono i principali tipi di depressione.

Depressione maggiore

La depressione maggiore, detta anche depressione endogena, è la forma di depressione probabilmente più nota. Si tratta di un disturbo che può insorgere in qualunque fase della vita, anche senza la presenza di un evento scatenante. La depressione maggiore colpisce prevalentemente le donne e la diagnosi del disturbo viene effettuata quando si presentano in breve tempo episodi depressivi ripetuti, che possono avere intensità lieve, moderata o grave.

La depressione maggiore è un disturbo che, se ignorato o non debitamente curato, tende a radicalizzarsi ed aggravarsi sempre più, interferendo in modo sempre più pesante nella vita della persona affetta da questo disturbo.

Chi soffre di depressione maggiore, infatti, vive immerso in un costante senso di tristezza e di dolore, che fa perdere lo stimolo di intraprendere attività piacevoli e il piacere stesso nel viverle, rendendo pesante e difficoltoso svolgere anche i compiti quotidiani più semplici.

La malattia stessa, inoltre, spinge chi ne soffre a chiudersi in se stesso e non chiedere aiuto, rifuggendo il supporto medico: questa è una delle ragioni per la quale spesso si arriva al consulto psichiatrico soltanto quando il disturbo è già molto radicalizzato e se ne soffre da tempo, rendendo il percorso di guarigione comunque possibile, ma più lento e faticoso.

Depressione reattiva

Tra i tipi di depressione più diffusi, va citata la depressione reattiva. Al contrario della depressione maggiore, la depressione reattiva si manifesta in seguito a uno specifico evento, facilmente individuabile: solitamente si tratta di un evento traumatico come un lutto, la perdita di una persona cara, una separazione, la perdita del lavoro, la scoperta di una malattia propria o di una persona vicina…

Tutti eventi che di per sé è normale provochino dolore e tristezza, i quali però dovrebbero gradualmente risolversi e interferire sempre meno con la vita quotidiana.

Se questo processo di guarigione emotiva non avviene, è possibile essere affetti da depressione reattiva. Solitamente questo disturbo porta con sé una profonda tristezza, vissuta in modo cosciente e con una forte risposta emotiva. La depressione reattiva può insorgere in qualsiasi età, ma è più comune negli anziani e negli adolescenti, in particolare di sesso femminile.

Dal momento che questa malattia è riconducibile a uno specifico evento scatenante, solitamente la sua comparsa avviene in maniera improvvisa ed estremamente intensa, a brevissima distanza dall’evento traumatico.
Se questa reazione è normale di fronte ad eventi particolarmente sconvolgenti, quando essa tende a radicalizzarsi si può parlare di disturbo vero e proprio. Non è detto che alla gravità dell’evento corrisponda la gravità della depressione reattiva: molto dipende dalla predisposizione caratteriale dell’individuo.

Non è raro che la depressione reattiva compaia in concomitanza a un disturbo d’ansia reattiva, anch’esso legato a un evento traumatico. In questi casi, accanto ai sintomi e ai pensieri depressivi emergono anche i sintomi tipici dell’ansia, con un senso perenne di preoccupazione e agitazione. I due disturbi si rafforzano tra loro: per risolverli è necessario ricorrere a un’adeguata terapia, senza aspettare invano che possano sparire in modo spontaneo.

Altre forme di depressione

Distimia: O disturbo distimico presenta generalmente gli stessi sintomi del disturbo depressivo che si palesano di intensità più leggera ma con una durata nel tempo decisamente maggiore. Solitamente la causa della distimia risiede in avvenimenti emotivamente impattanti della vita della persona.

disperazione di un ragazzoDepressione bipolare: Provoca nella persona che ne soffre un’alternanza di periodi di profonda depressione ad altri in cui sopraggiungono delle fasi ossessive e maniacali con iperattività, riduzione delle ore di sonno, immotivato buon umore o irritabilità.

Depressione stagionale: Disturbo depressivo che si manifesta soltanto a seconda della stagione a cui la persona è più sensibile. Al di fuori di questo periodo non c’è traccia dei sintomi.

Depressione atipica: Questa forma depressiva ha come caratteri distintivi principali una continuo stato di sonnolenza durante tutto il corso della giornata, forti irritabilità e sensibilità verso il giudizio di una persona cara o un famigliare o la sua perdita. È accompagnata da frequenti attacchi di panico e da iperfagia con conseguente aumento di peso.

Depressione psicotica: Insinua nella persona un enorme senso di vuoto, inutilità e convinzioni sbagliate come sentirsi responsabile di avvenimenti spiacevoli, un peso per le persone care o anche di essere sull’orlo di una crisi economica totale. Sono tutte pensieri che non possono far altro che accentuare le tendenze suicide della persona che vedrà come unica soluzione l’eliminazione di sé come peso per gli altri. Solitamente è accompagnata da crisi allucinatorie e deliranti per questo, in presenza di queste manifestazioni, diventa necessario un periodo di ricovero psichiatrico.

Depressione malinconica: Questa forma di depressione è probabilmente quella più strettamente legate al fattore dell’ereditarietà genetica. Non solo, anche la presenza di trascorsi nell’infanzia poco felici, quali traumi, abusi, malattie, possono essere all’origine del problema. Il nome che porta è già di per sé molto eloquente. I sintomi con cui si manifesta infatti sono la totale perdita di interesse e piacere verso le normali attività quotidiane, anche quelle per le quali si provava solitamente grande soddisfazione, risvegli molto anticipati, capacità motorie rallentate, agitazione e perdita di appetito.

Depressione catatonica: Si tratta di una forma di depressione tanto rara quanto grave che provoca, nella persona colpita, delle alterazioni delle capacità motorie. Gli effetti possono essere terribili e far precipitare chi ne soffre in una condizione psichica ancor peggiore. Parliamo di rigidità o immobilità muscolare, fare movimenti casuali senza scopo e mutismo.

Depressione amenziale: Solitamente compare in età avanzata quando sono presenti anche dei disturbi fisici di tipo cardiaco, cerebrale, endocrino o vascolare per esempio. Causa uno stato mentale di totale confusione, allucinazione e una riduzione se non totale annullamento delle attività psico motorie che hanno come conseguenza la morte.

Depressione senile: quella detta senile è un tipo di depressione, come l’amenziale, che si manifesta in età avanzata. La differenza con la depressione amenziale è da ricercarsi nelle cause scatenanti. Con l’anzianità alcune persone possono sviluppare l’idea di aver perso qualunque ruolo e utilità all’interno della società. Questo si tramuta in disturbo depressivo in presenza di un particolare evento che spiana la strada verso tali convinzioni. L’esempio più evidente potrebbe essere per una persona molto attiva lavorativamente parlando l’aver raggiunto l’età della pensione.

Se nella stragrande parte dei casi la pensione viene vista come un fortemente agognato traguardo e l’inizio di un meritato riposo, di una nuova fase della vita da dedicare a sé stessi in tutto e per tutto, in alcune situazioni può far insorgere appunto la convinzione che la propria vita non abbia più uno scopo. Questo non è il solo esempio, anche l’insorgere di una grave patologia degenerativa, per esempio, può essere un fattore scatenante, così come, sempre in età avanzata, la morte del coniuge.

Diagnosi della depressione

La diagnosi della depressione deve essere effettuata da un medico specialista ed è possibile quando sono presenti almeno due sintomi indicati come principali e altri due sintomi considerati come supplementari, per un arco temporale di almeno due settimane.
I sintomi principali sono un abbassamento del tono dell’umore, una ridotta attività e una ridotta energia che si traducono nella difficoltà a svolgere anche i più semplici compiti quotidiani.

A questi sintomi si affiancano i sintomi secondari, ovvero bassa autostima e scarsa sicurezza in se stessi, pensieri ricorrenti di morte e desideri suicidi, che possono tradursi o meno in atti volti a mettere fine alla propria vita, appetito ridotto, scarsa capacità di concentrazione, disturbi del sonno, sensi di colpa immotivati, incapacità a trarre piacere anche dalle attività precedentemente considerate come piacevoli o appassionanti.

Questi sono i sintomi generali; le diverse manifestazioni della depressione possono poi avere declinazioni specifiche, la cui individuazione sarà responsabilità del medico specialista. Vediamo più a fondo quali sono i sintomi ai quali prestare attenzione.

I sintomi mentali della depressione

La principale manifestazione della depressione, in tutte le sue varianti, è un senso di profonda tristezza che pare non conoscere rimedio: si estende per tutta la giornata e nulla sembra poterla placare, indipendentemente dal contesto o dalle azioni messe in atto, nemmeno se particolarmente gioiose e positive.

A questo senso di tristezza si possono aggiungere:

  • sensi di colpa, anche completamente immotivati
  • uno stato di agitazione permanente che può tradursi in un disturbo d’ansia generalizzata
  • tendenza a immaginare un futuro negativo e scenari drammatici anche senza ragioni effettive; questa negatività può accompagnarsi a un forte senso di agitazione e preoccupazione, sfociando nell’ansia anticipatoria
  • indecisione cronica
  • senso di apatia, difficoltà nel provare sentimenti di affetto.

Questi sintomi legati prevalentemente alla sfera emotiva si traducono poi in sintomi cognitivi: ogni pensiero viene condizionato da questa visione negativa della propria esistenza e del mondo. Se il disturbo non viene curato e continua a peggiorare, i pensieri negativi possono sfociare in vere e proprie ideazioni deliranti, come l’ossessione relativa a una colpa, a un futuro negativo in arrivo, alla totale impossibilità di guarire.

Il flusso di pensiero, inoltre, può risultare rallentato; tutti questi sintomi sono poi tendenti al peggioramento qualora venga dato spazio alla stanchezza e alla tristezza trascorrendo molte ore della giornata a letto, smettendo di compiere le attività quotidiane e isolandosi, tutti comportamenti che chi soffre di depressione tende ad assumere.

I sintomi comportamentali

ragazza in ansiaCome visto, la tendenza principale di chi soffre di depressione è quella di abbandonare le proprie attività quotidiane e di mettere da parte le relazioni sociali, isolandosi mentalmente e fisicamente. Diminuisce anche l’attenzione e la cura del proprio corpo: diviene sempre più difficile prendersi cura della propria igiene e del proprio benessere.

Questa trascuratezza contribuisce a nutrire la depressione, poiché accresce nella persona la sensazione di non riuscire più a prendersi cura di se stessa, di svolgere azioni perfettamente comuni e basilari, contribuendo ad abbattere la propria autostima fino a portare a un vero e proprio senso di disabilità, che si traduce nella effettiva fallacia nel mettere in atto anche i più semplici comportamenti quotidiani.
Inoltre, questa difficoltà interferisce ulteriormente con le abilità sociali della persona, che si sentirà sempre meno adeguata a partecipare a occasioni sociali o ad avere interazioni con il prossimo.

I sintomi fisici della depressione

La depressione si può manifestare anche attraverso sintomi fisici, che in molti casi sono comuni anche all’ansia. Si tratta di manifestazioni dolorose alle quali il paziente porta la propria attenzione, ma che spesso interpreta come problemi di natura organica, negando la correlazione con il disturbo depressivo.
Chi è affetto da depressione, infatti, solitamente imputa questi sintomi a problematiche di tipo fisico arrivando a temere gravi malattie e sviluppando ipocondria.

I sintomi fisici più diffusi sono la stanchezza cronica, la presenza di dolori diffusi e di disturbi gastrointestinali, che possono essere provocati sia dalla depressione sia dall’ansia, se anch’essa presente.
Non di rado la depressione si accompagna anche ad alterazioni del ritmo sonno – veglia, con grave insonnia oppure, al contrario, la tendenza a dormire per buona parte della giornata, l’aumento o il calo drastico dell’appetito, il calo del desiderio sessuale o altre disfunzioni legate all’ambito sessuale.

Nei casi di depressione più grave si può inoltre notare una certa tendenza a muoversi in modo più lento: si tratta del cosiddetto rallentamento psicomotorio, ovvero un rallentamento generale del pensiero e della motricità.

Cos’è la depressione mascherata e in che modo si manifesta

La depressione mascherata è una variante, anch’essa molto diffusa, della depressione maggiore. L’aggettivo mascherata ne identifica alla perfezione i tratti distintivi, e spesso, questo suo essere “nascosta” le consente di sfuggire alle diagnosi, rendendo particolarmente difficile al medico riuscire a decifrare il motivo del malessere del paziente.

A differenza delle forme di depressione che sono state descritte sopra, la depressione mascherata non si manifesta con sintomi legati all’umore, ai disturbi del sonno o, più in generale, con la compromissione della stabilità psichica della persona. Piuttosto si verifica una tendenza a far ricadere i disturbi direttamente sull’organismo.
Una persona affetta da depressione mascherata non troverà alcun impedimento nello svolgimento della propria esistenza a causa di sensazioni di affaticamento, pessimismo, pianti, insonnia o ipersonnia, e così via.

Tuttavia svilupperà dei dolori a livello organico comunque debilitanti. Gli esempi più concreti sono i disturbi dell’apparato gastrointestinale, tachicardie e palpitazioni, dolori muscolo-articolari, cefalee, dermatiti, o una sensazione di oppressione al petto che può portare alla convinzione di soffrire di qualche disturbo cardiaco.

Va da sé che in presenza costantemente di questi sintomi fisici possono emergere anche sintomi psicologici quali ipocondrie, ansia, preoccupazioni o paura di star per morire.

Quali sono le cause della depressione?

ragazzo in ansiaMentre la depressione reattiva si può sviluppare a partire da uno specifico evento scatenante, sia esso particolarmente drammatico o traumatico, la depressione maggiore e altri disturbi depressivi non sono per forza connessi ad avvenimenti specifici.

In ogni caso, tendenzialmente la depressione non ha mai una sola causa: non è l’avvenimento in sé a generare la depressione, ma anche la predisposizione dell’individuo nello sviluppare questo tipo di disturbo.

Esistono, infatti, persone che per motivi genetici, biologici, ambientali o culturali sono più portate di altre a sviluppare la depressione se sottoposti a forti stress o forti delusioni.

Fattori genetici

È stato con certezza dimostrato che esiste una componente genetica che concorre nelle manifestazioni dei disturbi depressivi. Come è stato evidenziato da studi scientifici, esiste un fattore di ereditarietà delle sindromi depressive. Un contributo della genetica a quelle che sono le probabilità di sviluppare la depressione se anche un famigliare di primo grado ne ha sofferto.

Si parla comunque di una probabilità di rischio che può oscillare tra il 5 e il 25%. Attenzione però, questa affermazione non è da considerarsi in modo assolutistico, cioè non esclude che la depressione possa colpire una persona senza che vi siano mai stati altri casi in famiglia ma anche viceversa cioè che una persona con un genitore depresso abbia maggiori probabilità rispetto ad altre di condividerne la sorte.

Fattori biologici

A livello organico il disturbo depressivo è provocato da un’alterazione dell’equilibrio di alcuni neurotrasmettitori: noradrenalina, serotonina, dopamina. Essi sono in parte responsabili della manifestazione di vari disturbi collegati alla sindrome depressiva, in particolare i disturbi somatici, emotivi, cognitivi e relazionali. Occorre tenere presente che a serotonina e noradrenalina è affidata la funzione di regolazione degli stimoli affettivi, dell’umore, del sonno, dell’appetito e dei processi cognitivi e motivazionali.

Fattori psicosociali

Ciò che è stato descritto sopra identifica in parte una certa predisposizione fisica ad andare in contro al disturbo depressivo. Va tenuto presente però che anche il coinvolgimento in episodi particolarmente intensi della vita può provocare degli effetti altamente impattanti sulla stabilità psicologica di una persona, contribuendo con i fattori biologici di cui sopra, all’insorgere del disturbo depressivo.

Si pensi ad esempio al dolore per la perdita di una persona cara, un fallimento lavorativo o altri problemi legati sempre al lavoro, una rottura coniugale o il sopraggiungere di una grave malattia. Anche eventi capitati nel passato possono riemergere e aprire la strada al disturbo, come delle violenze o maltrattamenti subiti nell’infanzia per esempio.

Quanto dura un episodio depressivo o una ricaduta?

La depressione può comparire in una forma acuta ma anche gradualmente, spesso a seguito del verificarsi di un episodio scatenane che colpisce in maniera particolarmente violenta l’esistenza della persona stessa.
Nel caso di depressione maggiore in genere ci si trova a lottare con il disturbo per periodi che oscillano tra i quattro mesi fino anche a due anni. Nel caso quest’ultima eventualità si concretizzi allora il quadro clinico può cambiare e si comincia a parlare di depressione cronica.

È importante aggiungere che, come detto, potenzialmente il disturbo depressivo può durare anche soltanto qualche mese, ma se durante questo periodo non si affronta una terapia adeguata e si ignora il problema, il rischio di sviluppare una cronicità guadagna concretezza.

Depressione, ansia e attacchi di panico

È stata largamente dimostrata l’esistenza di una stretta relazione tra disturbo d’ansia e depressione, disturbi che sovente si manifestano anche contemporaneamente ma senza che sussista alcun legame. In altri casi invece, persone che soffrono di disturbo ansioso di intensità tale da provocare ripetuti attacchi di panico possono cominciare a mostrare la loro sofferenza attraverso un rifiuto o comunque la totale mancanza di interesse per la propria vita, che a questo punto è diventata angosciante, sfociando nella comparsa di uno disturbo depressivo.

Viceversa, può capitare che soggetti affetti da depressione possano cominciare a sentirsi in pericolo o in un profondo disagio in situazioni in realtà del tutto normali, il che può far insorgere disturbi di ansia. Se le crisi d’ansia acquistano potere e intensità possono facilmente dare origine ad attacchi di panico.

Rimedi naturali per ansia e depressione

persona ansiosaSia l’ansia, sia la depressione sono disturbi riconosciuti: sono a tutti gli effetti delle malattie e come ogni malattia necessitano di essere trattati nel modo corretto, tramite la giusta terapia. Per prima cosa, è fondamentale chiarire questo concetto.

Ne deriva che sia l’ansia, sia la depressione devono essere curate attraverso una terapia che ne elimini i fattori scatenanti e le cause, per evitare che i disturbi si possano ripresentare entro breve tempo.

Quando si sviluppano sintomi invalidanti come quelli dell’ansia e della depressione, però, spesso la tentazione è quella di affidarsi a qualsiasi cosa possa annientare i sintomi nel più breve tempo possibile. Inoltre, molte persone che soffrono di ansia o di depressione trovano estremamente gravoso rivolgersi a uno specialista: ecco quindi che scatta la ricerca ai rimedi naturali che possano alleviare il disturbo senza controindicazioni (e senza dover intraprendere un percorso d’introspezione, spesso doloroso).

In realtà, i rimedi naturali non possono essere una cura definitiva. Possono però essere un aiuto alla terapia dello specialista, poiché aiutano ad aumentare il rilassamento e a mettere in atto quei processi fisiologici naturali che stimolano il rilassamento e il buon umore.

Vediamo quali sono le principali pratiche che possono fornire un aiuto nell’affrontare la quotidianità in modo meno gravoso.

Training Autogeno: mediante lo svolgimento di specifici esercizi di concentrazione focalizzati su determinate zone del corpo, stimola il rilassamento psicofisico del paziente. Può essere praticato con regolarità o quando si sentono i primi sintomi di un attacco ansioso o depressivo, per cercare di mantenere un buon equilibrio mentale.

Meditazione Mindfulness: questa specifica forma di meditazione aiuta a concentrarsi sulle sensazioni del momento presente, mettendo un freno al rimuginìo e alle costanti preoccupazioni stimolare da ansia e depressione. Non costituisce una cura, ma aiuta a mantenere il controllo del proprio pensiero quando tende ad essere eccessivamente influenzato dalla malattia.

Massaggi: trattamenti specifici antistress, possono allentare le tensioni muscolari e favorire il rilassamento, riducendo i dolori legati alla frequente contrazione muscolare.

Attività fisica: È stato ampiamente dimostrato che l’attività fisica agisce positivamente sul cervello migliorando il tono dell’umore e mitigando i sintomi di ansia, depressione e stress.

Trovare uno sport, non necessariamente competitivo è molto utile, praticando l’attività non per forza in modo agonistico e con grande investimento temporale, ma con costanza quotidiana. È fondamentale lanciarsi in un’attività che piaccia: corsa, camminata, nuoto o anche una semplice pedalata, praticate con regolarità possono favorire la produzione di quei neurotrasmettitori come le endorfine e la noradrenalina che fungono da analgesici e controllano i livelli dell’umore.

Terapie per curare l’ansia e la depressione

La psicoterapia è l’unico percorso che può agire direttamente sulle cause dell’ansia e svolgere un ruolo chiave anche nella cura della depressione. Esistono diversi tipi di percorsi psicoterapeutici mirati, con funzioni e obiettivi diversi, che si sono rivelati particolarmente utili nel trattamento di ansia e depressione.

In particolare, la terapia cognitivo comportamentale risulta particolarmente efficace, sia nei ragazzi sia negli adulti. Si tratta di una forma di terapia che consente di individuare quelle correlazioni tra eventi, emozioni e credenze errate che provocano nell’individuo una scorretta o eccessiva reazione di fronte alle difficoltà. La terapia mira a sradicare queste convinzioni e a rimodulare quei processi mentali erronei che sono alla base del disturbo ansioso o depressivo.

Farmaci per ansia e depressione

farmaci per ansia e depressioneSpesso c’è chi si scaglia completamente contro i farmaci per la cura dell’ansia e della depressione, nel timore che gli effetti collaterali siano maggiori dei benefici, e chi invece decide di affidarsi ad essi senza intraprendere alcun altro tipo di soluzione: entrambi gli approcci sono in realtà sbagliati, perché in entrambi i casi l’intervento potrebbe risultare parziale.

Soltanto lo specialista, infatti, potrà determinare se i farmaci sono necessari, in quali casi, quali tipi, in quali dosaggi e per quanto tempo: talvolta, i sintomi sono tali per cui i farmaci sono indispensabili per poter affrontare una psicoterapia.

I farmaci dunque vanno assunti soltanto quando si ritiene sia strettamente necessario ma la loro utilità svanisce se vengono utilizzati come unici rimedi contro l’ansia e la depressione,senza modificare i processi mentali che le originano e le nutrono.

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