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Cos’è la tachicardia

La tachicardia è una sensazione di battito del cuore accelerato che spesso si accompagna a stati ansiosi. Rientra nella più ampia categoria delle palpitazioni, ovvero di quell’insieme di irregolarità che possono alterare il ritmo del cuore. In un adulto, si può parlare di tachicardia quando la frequenza cardiaca a riposo superai 100 battiti per minuto.

Le palpitazioni possono avere sia cause organiche, sia cause inorganiche e includono sensazioni come di “cuore in gola”, oppure un rapido sfarfallio, o ancora la percezione che il cuore batta in modo particolarmente intenso e ne si possa percepire il ritmo in gola, nelle orecchie, oppure molto forte nel petto. Tutte queste sensazioni possono insorgere e scomparire molto rapidamente, oppure perdurare per qualche minuto: in qualsiasi caso, se esse si manifestano con particolare intensità oppure con frequenza, è importante contattare il proprio medico per scongiurare ogni pericolo di disturbo organico.

In caso di esito negativo, le palpitazioni possono essere dovute all’ansia: esiste, infatti, una stretta correlazione tra battito cardiaco e stati ansiosi. Vediamo perché.

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Come l’ansia genera la tachicardia

L’ansia non è soltanto una condizione mentale: essa si traduce anche in una serie di reazioni fisiche che sono incontrollate e inconsce, e che hanno avuto un ruolo evolutivo fondamentale. L’ansia, infatti, mette in atto una serie di reazioni corporee che servono a prepararsi alla fuga in caso di pericolo: è questo il modo nel quale l’uomo si è sempre difeso, sin dalla notte dei tempi.

Ansia e tachicardiaQuando dal cervello parte il messaggio di doversi difendere, quindi di scappare o combattere, subito questo messaggio si traduce in sintomi fisici: i muscoli iniziano a tendersi, l’afflusso di sangue diminuisce nelle aree periferiche del corpo e si concentra negli arti necessari per la fuga, il respiro si fa più rapido per ossigenare maggiormente il cervello e il cuore inizia a battere a grande velocità. Ecco perché, quindi, l’ansia spesso si lega alla tachicardia.

Quando si soffre d’ansia, questo processo si può attivare anche quando non esiste alcun pericolo reale, ma soltanto una situazione percepita come difficoltosa. Oppure, in caso di ansia radicata, queste reazioni fisiche si possono attivare anche in momenti apparentemente tranquilli, senza che il pensiero si stia concentrando sulle preoccupazioni (quantomeno in modo conscio).

Chi sperimenta queste sensazioni all’improvviso può quindi sentirsi spaesato, spaventato, con il timore di avere un problema organico e di stare per impazzire o morire. In realtà, così come appare rapidamente, la manifestazione d’ansia gradualmente si placa e l’episodio va ad esaurirsi, lasciando però il timore di poterlo rivivere in qualsiasi momento, senza preavviso.

Da un punto di vista prettamente fisico è possibile distinguere i casi in cui la tachicardia è generata dall’ansia dalle situazioni in cui invece è scatenata da una aritmia organica. Nelle aritmie organiche i ritmo delle pulsazioni va dai 180 battiti al minuto in su. Diversamente, se invece la tachicardia si presenta a causa dell’ansia, le pulsazioni oscillano tra le 120 e le 130 al minuto.

Tachicardia da ansia: è sempre uguale?

Nello studio delle casistiche è stata riconosciuta la presenza di due diverse tipologie di tachicardia da ansia. Abbiamo quindi una tachicardia sinusale e una tachicardia sopraventricolare le cui differenze vanno ricercate nei processi organici che ne sono all’origine.

Tachicardia sinusale

La tachicardia sinusale viene scatenata quando si mette in moto il meccanismo di fuga o lotta che causa l’ansia. All’aumentare del senso di paura si verifica di riflesso un incremento della produzione di adrenalina, responsabile della scarica di energia straordinaria che dovrebbe consentire il superamento del pericolo.

Questo tipo di tachicardia si è caratterizzato da un aumento del ritmo sinusale, ossia il la frequenza di lavoro del cuore che viene imposta dal seno atriale. È lo stesso tipo di tachicardia che si può manifestare in presenza di febbre alta o anche in seguito ad uno sforzo fisico molto intenso.
Nei soggetti che soffrono di ansia per la quale insorge questo tipo di tachicardia, essa può addirittura permanere per periodi prolungati, anche per tutta la giornata.

Tachicardia sopraventricolare

La tachicardia sopraventricolare si differenzia dalla sinusale perché si manifesta come una reazione automatica dell’organismo all’iperventilazione generata dall’ansia. L’aumento dell’intensità della respirazione, l’affanno o il cosiddetto fiatone, è una reazione tipica delle manifestazioni ansiose. Soprattutto quando l’intensità della crisi raggiunge livelli tali da trasformarsi in un attacco di panico.

Quando sopraggiunge questa eccessiva iperventilazione l’organismo umano tende a espellere quantità di anidride carbonica superiori alla norma e a consumare ossigeno in quantità elevatissime. La conseguenza di questo comportamento anomalo è una costrizione ventricolare che esorta il cuore a lavorare più intensamente per pompare maggiori quantità di sangue. L’aumento della frequenza di lavoro del cuore si traduce nella tachicardia sopraventricolare.

Ansia e tachicardia in menopausa: come tenerla sotto controllo

L’ingresso nella menopausa è un periodo della vita caratterizzato da grandi cambiamenti e con sintomi che possono variare, per durata e intensità, da donna a donna. Tra questi sintomi, che possono manifestarsi anche per diversi anni, vi è proprio l’insorgenza di maggiori stati ansiosi, con relativi sintomi fisici.

La tachicardia è un disturbo frequente durante questo periodo di riequilibrio del corpo e può insorgere sia durante il riposo, sia durante le normali attività quotidiane: all’improvviso, il cuore inizia a battere molto velocemente in concomitanza con l’insorgere di un senso di ansia, oppure successivamente alla sua presenza protratta.

In questi casi è bene effettuare qualche controllo per escludere qualsiasi causa di tipo organico; in loro assenza, i sintomi non richiedono particolari cure e sono destinati a risolversi con il passare del tempo, quando il corpo ritrova gradualmente un nuovo equilibrio ormonale e si adatta alla nuova fase della vita.

È importante, dunque, ricordare che si tratta di un disturbo non preoccupante e temporaneo. Si può, però, lavorare sull’ansia per cercare di ridurne l’impatto sulla propria vita: eliminando l’ansia, anche i sintomi correlati, come la tachicardia, tenderanno a presentarsi con minore frequenza e intensità. Continua a leggere per conoscere tutti i rimedi più efficaci per contrastare ansia e tachicardia.

La tachicardia da ansia è pericolosa? Quando preoccuparsi?

Per chi soffre di ansia che di frequente si manifesta tramite la tachicardia, la domanda sorge spontanea: questo batticuore che si manifesta così spesso è pericoloso per il cuore, che si trova sovente sotto sforzo?

In linea generale, possiamo tranquillizzarti: la tachicardia data da ansia e stress solitamente non comporta un rischio per il cuore ed è sufficiente riuscire a ritrovare un po’ di calma per ottenere la risoluzione del sintomo, senza che vi siano conseguenze. Diverso è il caso di pazienti con patologie cardiache già in atto: in questo caso, è bene non sottovalutare lo stress al quale il cuore viene sottoposto durante un episodio tachicardico e, se non si risolve in breve tempo, è consigliabile recarsi in Pronto Soccorso.

stetoscopio tachicardiaSe la pericolosità del singolo episodio di tachicardia è scongiurata, però, la scienza si è interrogata anche sull’impatto a lungo termine degli episodi ripetuti negli anni che caratterizzano la vita di chi soffre di ansia e stress. Questo tipo di tachicardia, se si verifica ripetutamente e per intervalli di tempo particolarmente lunghi si rivela essere decisamente affaticante e destabilizzante per la persona oltre che poter potenzialmente provocare dei disturbi nell’equilibrio del sistema nervoso di chi ne è colpito.

Diversi studi hanno dimostrato una correlazione tra ansia e patologie a carico del cuore. Una ricerca condotta dal dott. A. P. Haines, J. D. Imeson e T. W. Meade ha preso in esame 1457 uomini di età compresa tra i 40 e i 64 anni e provato che l’ansia rivela una forte relazione con episodi, fatali e non fatali, di ischemia cardiaca, soprattutto se oltre alla patologia ansiosa sono compresenti altri fattori rilevanti.

Altre ricerche hanno permesso di appurare un forte legame tra disturbi d’ansia e malattia coronarica, ad esito letale. Se, quindi, il singolo episodio di tachicardia da ansia non è di per sé una minaccia alla salute, vanno comunque considerati gli effetti a lungo termine dell’esporre il cuore a costante stress nel corso della vita. Curare l’ansia, di conseguenza, non è solo importante per migliorare la qualità della propria vita, ma diviene anche una forma di prevenzione contro disturbi fisici potenzialmente pericolosi ai quali si potrebbe essere predisposti.

Tachicardia e attacchi di panico

Non sempre la tachicardia è preceduta da una sensazione di ansia: il battito cardiaco accelerato può presentarsi anche all’improvviso, insieme ad altri sintomi fisici e psicologici che sembrano esplodere dal nulla. È il caso degli attacchi di panico, manifestazioni dell’ansia molto intense che possono insorgere anche in un momento di apparente tranquillità.

Proprio perché l’attacco di panico può insorgere senza preavviso, può essere difficile distinguere in prima battuta un problema cardiaco da una manifestazione d’ansia particolarmente intensa. Alcuni altri sintomi, però, aiutano a riconoscere l’attacco di panico e, di conseguenza, a capire se la tachicardia è segno di un problema organico o psicologico.

I principali sintomi che caratterizzano l’attacco di panico sono:

  • tremori
  • intorpidimento degli arti o del volto
  • vertigini
  • sudorazione improvvisa
  • dolore al petto
  • vampate di calore o brividi improvvisi di freddo
  • sensazione di asfissia o di soffocamento
  • sensazione di stordimento
  • terrore, convinzione di stare per morire.

Questi sintomi possono presentarsi parzialmente, oppure tutti in contemporanea. Esistono, inoltre, altri indizi che permettono di distinguere la tachicardia causata dal disturbo ansioso da quella provocata da cause organiche.

Nel primo caso, il battito cardiaco aumenta di frequenza ma mantiene regolarità, mentre nel secondo caso il battito diviene irregolare. Inoltre, durante l’attacco di panico l’insorgenza del sintomo è graduale e raggiunge l’apice in qualche minuto, mentre in caso di problematiche cardiache l’aumento di frequenza avviene in modo molto più repentino.

Tachicardia da ansia: rimedi e come curarla

Quando la tachicardia è generata dall’ansia e il cuore è in piena salute, non sono necessari farmaci per contrastarla: al contrario, in assenza di una reale esigenza organica, essi potrebbero risultare perfino dannosi. Questo non significa che non esistano rimedi per la tachicardia da ansia: ecco cosa puoi fare per contrastare l’episodio in corso e per prevenire il suo ritorno.

I rimedi naturali per tachicardia e ansia

Quando si parla di rimedi naturali, spesso il pensiero corre a omeopatia e prodotti omeopatici, intorno ai quali vige un certo scetticismo. Di fatto, questo scetticismo ha ben ragione di esistere: diversi studi, negli anni, hanno dimostrato l’inefficacia dell’omeopatia per curare ansia e disturbi fisici. Questo non significa, però, che l’unica alternativa siano i farmaci.

Diverse pratiche e buone abitudini possono essere considerate come rimedi naturali, intendendo con questa definizione rimedi che non implicano prodotti farmacologici. Uno di questi è l’agopuntura, una disciplina ufficialmente riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. L’agopuntura è utile per contrastare l’ansia, prevenendo così la sua manifestazione e la sua traduzione in sintomi fisici, come la tachicardia improvvisa. L’agopuntura agisce stimolando il sistema nervoso a produrre sostanze analgesiche ed endorfine, che a loro volta stimolano il rilassamento.

Questa pratica, di conseguenza, è un aiuto importante per contrastare l’ansia e per prevenire gli episodi più intensi, come gli attacchi di panico, soprattutto se si intraprende un percorso con diverse sedute e se si sfrutta questo rimedio naturale insieme a un’adeguata terapia psicologica, la quale è fondamentale per risolvere davvero il problema legato all’ansia.

Altre risorse utili in questo senso sono le tecniche di rilassamento e la meditazione, che aiuta a focalizzarsi sulle proprie sensazioni e sul presente, imparando a dare meno spazio ai pensieri legati alle preoccupazioni eccessive future e all’ansia anticipatoria.

Ansia e tachicardia al risveglio

Uno dei momenti nei quali molte persone colpite da disturbi ansiosi lamentano la presenza frequente di ansia è la mattina. L’ansia mattutina può manifestarsi in modo regolare anche in chi poi, nel corso della giornata, non ha particolari sintomi, poiché riesce a distrarre la mente con tutte le attività quotidiane.

In particolare, l’ansia mattutina può insorgere in due modi:

ci si può svegliare con una improvvisa tachicardia e un senso di agitazione che pervade in pochi secondi non appena si aprono gli occhi. Il risveglio è brusco e il più delle volte quando si prende coscienza la tachicardia è già presente.

Oppure, il risveglio può essere perfettamente normale ma piano piano i sintomi dell’ansia iniziano a comparire: il cuore inizia ad accelerare i propri battiti, il senso di agitazione si presenta e intensifica nell’arco di pochi minuti, accompagnandosi talvolta a un senso di oppressione toracica.

L’ansia e la tachicardia che compaiono al risveglio sono difficilmente arginabili con rimedi estemporanei, anche se si può cercare di instaurare una routine mattutina positiva con qualche abitudine che favorisce il rilassamento, come qualche minuto di meditazione o una colazione e una preparazione lenta mentre ci si concentra sui piccoli gesti della cura del corpo e del benessere.

Per trovare una soluzione definitiva all’ansia e alla tachicardia mattutina, però, è necessario combattere lo stato ansioso alla radice, intraprendendo una corretta terapia che consente di eliminare l’ansia anticipatoria alla base del sintomo.

Reflusso, tachicardia e ansia

Talvolta l’ansia può giocare strani scherzi e manifestarsi secondo modalità che non si immagina possano essere connesse a questo disturbo. Un esempio su tutti sono i problemi di stomaco, per i quali probabilmente saresti naturalmente portato a ricercare cause nell’alimentazione o in eventuali intolleranze.

A volte la causa del mal di stomaco non risiede in ciò che mangi, ma nei tuoi pensieri. Questo perché il sistema nervoso centrale, formato dal cervello e dal midollo spinale, è il principale sistema nervoso del nostro organismo, mentre il secondo è il canale alimentare. Non a caso, gli esperti parlano di Big Brain per identificare il cervello e di Little Brain per identificare lo stomaco.

Questi due sistemi nervosi lavorano in modo indipendente, ma sono anche legati da una strettissima correlazione: ecco che l’ansia, quindi, si può tramutare in sintomi legati allo stomaco, come gastriti e reflusso.

Spesso questi due sintomi si legano a un terzo, che è appunto la tachicardia: insieme, questi tre sintomi possono causare un circolo vizioso che nutre le preoccupazioni e l’ansia. La tachicardia e il reflusso, infatti, sono sensazioni fastidiose che fanno insorgere il timore di avere scarso controllo sul proprio corpo e di non poter fare nulla per evitarle.

Il timore di dover convivere con questi sintomi ogni giorno senza poter porre rimedio provoca a sua volta un aumento dell’ansia, che influenza il radicalizzarsi di questi tipi di somatizzazione e la focalizzazione dell’attenzione proprio su questi sintomi, che di conseguenza sembrano amplificarsi di continuo per chi soffre d’ansia.

Anche in questo caso, assumere farmaci che frenino i sintomi dell’ansia allo stomaco può essere un rimedio temporaneo per ritrovare un po’ di serenità, ma l’unico modo per evitare che i sintomi si ripresentino ogni giorno è intraprendere una terapia che risolva l’ansia all’origine.

Ansia e tachicardia notturna

La tachicardia da ansia può influenzare negativamente la qualità della vita presentandosi in momenti diversi della giornata. Una delle forme probabilmente più fastidiose è la tachicardia notturna, la quale compromette la qualità del riposo rendendo difficile prendere sonno, oppure provocando frequenti risvegli.

La tachicardia notturna può venire scambiata per una patologia a carico del cuore, spaventando molto chi si ritrova ad avere a che fare con essa per la prima volta. Il disturbo può infatti insorgere all’improvviso, anche in assenza di altri sintomi, nel momento di coricarsi oppure provocando ripetuti risvegli durante la notte.

Per poter decretare che la tachicardia notturna non è legata ad alcuna patologia organica, è importante innanzitutto escludere scientificamente ogni ipotesi, effettuando i dovuti esami specialistici. In assenza di problematiche a carico del cuore si potrà indagare un’origine psicosomatica: anche in questo caso, la diagnosi d’ansia dovrà essere effettuata da un medico, che terrà conto di tutti i sintomi correlati e delle modalità di manifestazione dell’ansia.

Prevenire l’insonnia da tachicardia e la tachicardia notturna

A volte la tachicardia si manifesta con particolare frequenza di notte, appena prima di dormire, provocando anche insonnia. Questo sintomo è particolarmente fastidioso perché, pur non essendo una spia di danni o problematiche a carico del cuore, ha comunque un effetto negativo sulla salute e sulla qualità della vita: l’assenza di adeguato riposo si traduce in affaticamento durante il giorno, nonché in una maggiore predisposizione a stati d’animo negativi, caratterizzati da tristezza, nervosismo, preoccupazione.

ansia tachicardia e insonniaL’insonnia, quindi, aiuta l’ansia a radicalizzarsi e ad essere più presente nella vita quotidiana, instaurando un ciclo vizioso nel quale perfino il momento di andare a dormire diviene una fonte d’ansia, per la paura che insorga la tachicardia e non si riesca a dormire.

Per prevenire gli episodi di tachicardia e ansia notturna, cerca di prepararti al momento di coricarti attraverso un percorso di relax: prima di andare a dormire, stacca tutti gli apparecchi tecnologici e dedicati piuttosto alla lettura di un libro. Puoi cercare le attività che ti rilassano maggiormente: fare un bel bagno caldo, ascoltare musica con luce soffusa… Ciò che può essere piacevole per te e può attenuare l’ansia di non dormire.

Un altro fattore ai quali non tutti prestano l’attenzione è l’alimentazione. Prova a farci caso: quando hai in atto un processo di digestione difficoltosa, spesso anche il cuore può iniziare a battere più velocemente.

Andare a dormire a stomaco pieno e con una digestione difficoltosa in corso può far insorgere la sensazione che qualcosa non vada, favorendo la tachicardia e le manifestazioni d’ansia che si traducono poi in insonnia. Meglio quindi mangiare leggero e lasciar passare alcune ore prima di andare a dormire.

Queste, riassunte, sono le buone abitudini che è bene mettere in atto quando si soffre di tachicardia da ansia:

  • Evitare il consumo di pasti serali troppo abbondanti e di mangiare base di cibi difficili da digerire;
  • evitare di consumare cibo poco prima di andare a dormire;
  • evitare di assumere sostanze stimolanti prima di coricarsi, come ad esempio il caffè, il tè o alcune bibite ricche di caffeina;
  • evitare il consumo di alcolici la sera;
  • evitare il fumo.

Tutte queste abitudini, infatti, favoriscono l’insorgenza della tachicardia notturna, soprattutto nei soggetti che sono già predisposti ad avere episodi di questo tipo durante la notte.

Le cure per la tachicardia da ansia

Come abbiamo visto, la tachicardia è un sintomo, pertanto non è corretto parlare di cure per la tachicardia, ma si deve andare a curare la causa. Nel caso della tachicardia da ansia, di conseguenza, l’unico modo davvero efficace per liberarsene è curare l’ansia. Questo è possibile attraverso vari tipi di terapia psicologica: una delle più diffuse ed efficaci è la terapia cognitivo comportamentale, che aiuta a correggere tutti quei processi mentali che provocano l’ansia.

Se l’ansia ha origine traumatica, con in caso dell’ansia da stress post traumatico, anche l’EMDR è una forma di psicoterapia che si sta rivelando particolarmente efficace. L’EMDR, o Eye Movement Desensitization and Reprocessing, ovvero Desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari.

La terapia EMDR si focalizza sul ricordo dell’esperienza traumatica e sfrutta i movimenti oculari, in abbinamento a forme di stimolazione alternate destro/sinistra che attivano entrambi gli emisferi cerebrali, per trattare disturbi emotivamente traumatici. Questa terapia aiuta a desensibilizzare nei confronti dell’evento traumatico, riducendo la sua carica emotiva, anche in caso di traumi di grande entità ed intensità e radicati ormai da molto tempo.

Altri rimedi e buone abitudini nel momento dell’episodio di tachicardia

Un attacco di tachicardia può manifestarsi come un episodio isolato o verificarsi sporadicamente, oppure sopraggiungere sistematicamente in maniera ripetuta, fino ad assumere a tutti gli effetti le caratteristiche di un disturbo cronico. Se nel primo caso non sussiste alcun pericolo per la salute, al contrario, nella seconda ipotesi i rischi a cui si va incontro a lungo termine possono essere anche gravi, poiché la tachicardia continua può logorare il cuore e renderlo più debole quando si raggiunge un’età già di per sé a rischio.

Detto ciò, diventa opportuno individuare quali possono essere delle sane abitudini da mantenere nella propria quotidianità domestica, al presentarsi di un attacco di tachicardia, per cercare di limitare al minimo ogni rischio di patologie importanti.

La frequenza del battito cardiaco, nella norma, è compresa tra i 60 e i 100 battiti al minuto. Quando si avverte che le pulsazioni superano le 100 al minuto allora significa che siamo al cospetto di un possibile attacco di tachicardia. Se si è perfettamente in possesso della consapevolezza del momento e si capisce che la tachicardia sta sopraggiungendo come sintomo di un attacco di panico o una crisi di ansia, allora la prima cosa da fare è interrompere all’istante qualunque attività si sta svolgendo, e se si è avvezzi a questo tipo di disturbi, comportarsi come di consueto ed attendere che l’attacco svanisca.

Se non è l’ansia a dare origine alla tachicardia, o se non se ne ha la consapevolezza, è fondamentale prendersi qualche minuto di riposo da qualunque attività si stia praticando per dare il tempo al cuore di riprendere il suo ritmo normale.

Se si è certi che i fattori scatenanti della tachicardia sono ansia e stress, diventa importante trovare un modo per arginare i disturbi. Ricorrere a discipline orientali come lo yoga o il tai-chi può essere di grande aiuto. Tecniche di respirazione e meditazione possono concorrere positivamente nel trattamento del disturbo. Queste attività possono essere praticate regolarmente, come metodi per alleviare le tensioni, e si può provare a ricorrere ad esse quando ci si accorge di sentirsi particolarmente vulnerabili agli episodi di ansia.

Non è scontato né in alcun modo semplice ma, se la tachicardia compare come sintomo di ansia e stress e se si vivono spesso situazioni che ne tachicardia da ansiafavoriscono l’insorgere, diventa importante per la salvaguardia della salute del proprio corpo imporsi dei cambiamenti.

Certo può essere complicato, sia a livello psicologico che materiale ma, se si è consci che è l’ambiente lavorativo ad esempio la causa del malessere, allora è importante fare di tutto per risolvere la fonte dei problemi o, se questo non è possibile, trovare una situazione lavorativa più favorevole per la propria condizione psico fisica.

La questione lavorativa è soltanto un esempio, in realtà anche i rapporti inter famigliari, le relazioni di coppia o i problemi finanziari possono essere cause di ansia e stress.

È comprovato che alcune sostanze che si consumano quotidianamente possono favorire il sopraggiungere di disturbi di ansia e tachicardia. Si pensi in particolare alla caffeina, l’alcool, la nicotina, alcuni farmaci di uso comune ma anche le droghe (con tutti i connessi). Proprio per questa ragione sono i giovani, in percentuale, i soggetti più esposti alla tachicardia. In particolare le giovani donne fumatrici, che consumano caffè e alcool in grandi quantità.

Anche assumere delle sane abitudini alimentari possono aiutare nell’arginare la tachicardia. È fondamentale tenere sotto controllo i livelli di colesterolo nel sangue, superare i 200mg/dl può essere dannoso. Anche la pressione sanguigna deve essere monitorata, nello specifico nella normalità non deve superare il valore di 135/80 mmHg.

Per quanto riguarda la dieta, è necessario ridurre l’introduzione di grassi saturi e privilegiare il consumo di frutta e ortaggi freschi, cereali integrali e frutta secca con guscio. Sempre sotto prescrizione medica è possibile ricorrere all’utilizzo di farmaci per l’abbassamento dei livelli di colesterolo nel caso la modifica della dieta non sortisca gli effetti desiderati.

Tutti questi fattori infatti, colesterolo compreso, possono influire sul cuore rendendolo naturalmente più esposto al rischio di frequenti episodi tachicardici. In situazioni di questo tipo può capitare quindi che le palpitazioni diventino una reazione pressoché spontanea ogni volta che i livelli di ansia aumentano, anche solo leggermente.

Cosa succede, invece, quando chi soffre di tachicardia da ansia e ha già qualche patologia a carico del cuore?

Quando la tachicardia diventa una patologia ad alto rischio per la vita della persona, il medico potrà valutare un azione più massiccia per contrastarne gli effetti dannosi. Sono state sviluppate diverse tecniche chirurgiche utili per la cura della tachicardia. Sono stati sviluppati degli apparecchi da impiantare nel petto del paziente per il trattamento della tachicardia. In particolare i pacemaker e il defibrillatore cardiaco interno.

  • Il pacemaker è un piccolo apparecchio elettronico che, impiantato nel corpo del paziente, invia degli impulsi elettrici al cuore al fine di ripristinare il corretto battito nel caso ne rilevasse un’alterazione.
  • Il defibrillatore cardiaco invece è un apparecchio di dimensioni maggiori che, impiantato nel petto del paziente e collegato al cuore con dei cavi, ne riconosce le anomalie del battito e invia delle scosse elettriche calibrate al fine di ripristinare il ritmo cardiaco corretto.

Gli interventi chirurgici sono da considerarsi come estrema ratio nella risoluzione del disturbo tachicardico. Solo il medico specialista potrà stabilire quando la situazione è tale da richiederne il ricorso e, non meno importante, quale tipo di intervento è più indicato per il caso specifico. Ricordiamo però che tali soluzioni possono essere necessarie qualora vi siano già patologie a carico del cuore: in tutti gli altri casi, il rimedio definitivo contro la tachicardia da ansia esiste ed è la psicoterapia mirata a sconfiggere il disturbo ansioso. 

 

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